Da “Comunità Parrocchiale SS. TRINITA’” del Villaggio Sartori

Da “Comunità Parrocchiale SS. TRINITA’”
del Villaggio Sartori 15 ottobre 2017

Dei problemi della Catalogna ne hanno parlato tutti, tanto che anche il cittadino meno interessato a queste vicende ne è sufficientemente informato. Comunque consiglio caldamente di leggere “il fondo” del parroco, don Angelo, che inquadra il problema dalle varie angolature – sociologiche, bibliche, spirituali e religiose – per capire in maniera più esaustiva le ragioni di questo problema.
Questo foglio parrocchiale poi è quasi sempre arricchito dal contributo di personalità competenti ed intellettualmente qualificate. Vi consiglio quindi di leggere pure l’intervento di Graziano Duso sul dialogo tra cristiani, non solo alla base ma anche ai vertici della Chiesa.
Credo che valga la pena infine di conoscere il pensiero del lettore Carraro sul problema della cittadinanza da concedere ai ragazzi extracomunitari nati in Italia.

 

QUESTO NOSTRO TEMPO

All’Europa mancava anche la grana della Catalogna. E non sappiamo come l’intera faccenda andrà a finire: la proclamazione di indipendenza spezza una nazione quale la Spagna, lanciata verso uno sviluppo finora sconosciuto dopo l’uscita dal periodo buio del franchismo. L’impedimento della indipendenza può produrre una situazione di grande malumore in tutta la nazione spagnola e di perenne sabotaggio strisciante.
E’ chiaro che ci scontriamo con una delle tante contraddizioni in cui siamo impigliati: per un verso ci sono uno sforzo ed uno slancio per costruire l’Europa come una grande nazione articolata al suo interno nelle varie autonomie locali, per altro verso i vari Stati si spezzano al loro interno nella affermazione della propria autonomia indipendentista.
E’ capitato questo sfilacciamento con la vecchia Iugoslavia, è capitato con la Cecoslovacchia, stava per capitare con la Scozia. Ed ora è in ballo la Catalogna. Rimane vero che l’uomo, l’umanità intera, vive perennemente nella contraddizione proprio come Ovidio nelle Metamorfosi nel primo secolo avanti Cristo descriveva così: “Video meliora proboque, deteriora sequor”. La lucidità razionale prende atto delle contraddizioni in cui quotidianamente ci imbattiamo e questo ci dovrebbe condurre al superamento.
Ma è così? Purtroppo dobbiamo fare i conti con una contraddizione fondamentale nella nostra vita: ci troviamo a vivere come un progetto, siamo gettati in avanti e tutto il lavoro della vita consiste nella costruzione delle nostre persone attraverso l’incontro e lo scontro del dialogo con l’altro, cresciamo, ci sviluppiamo ed inevitabilmente corriamo verso la conclusione, verso la morte che in concreto distrugge il progetto, anche se per i credenti si tratta di un passaggio alla vita eterna. Siamo impigliati nella contraddizione strutturale, di cui anche s. Paolo parla nella lettera ai Romani e con linguaggio teologico dal quarto secolo con s. Agostino siamo abituati a chiamare “peccato originale”.
E’ la dissociazione reale che ci attanaglia e ci costituisce: vogliamo la pace, tutti gli uomini vogliono la pace, nessuno escluso, in modo decisamente convinto e nel contempo facciamo la guerra. In Europa stiamo tentando faticosamente di costruire l’unità ed invece in varie parti appaiono divisioni e contrapposizioni.
Il caso eclatante in questo momento è il dissidio aperto tra la Spagna e la Catalogna, ma basterebbe pensare ai problemi posti dall’immigrazione sia dall’Est che dall’Africa ove ciascun Stato si autodifende, anche con modalità ridicole e con sbarramenti vari, rendendo impossibile qualsiasi forma di accoglienza.
Serietà vorrebbe che tutti i ventisette Stati dell’Unione Europea assumessero la responsabilità in toto dell’immigrazione e decidessero in concreto regole per sapere chi accogliere e chi rifiutare, chi integrare e chi respingere.
Un richiamo andrebbe comunque fatto per precisare l’identità europea; questa identità che stiamo sempre più abbandonando con un danno forse irreparabile; stiamo dimenticando il valore profondo delle nostre origini, della nostra civiltà: la cultura greca e latina, l’ispirazione cristiana, la spinta propulsiva dell’illuminismo.
In particolare l’abbandono massivo della fede e della religiosità cristiana dell’intera Europa rischia di togliere il respiro di quell’identità per cui da secoli era riconoscibile il volto del cittadino europeo. Oggi ci si lagna dell’invadenza del mondo islamico, ma non c’è dubbio che la miglior difesa sarebbe quella di non perdere la propria identità, il proprio patrimonio culturale, la propria ricchezza morale e religiosa.
Don Angelo Favero

Caro don Angelo,
a me lo ius soli fa paura. E’ giusto, anzi sacrosanto: chi con un po’ di cuore e con un minimo di sale in zucca potrebbe dire una cosa diversa? Eppure… Ho sentito Alfano dire ieri che una legge giusta fatta in un momento sbagliato diventa una legge sbagliata. Credo sia la prima volta che mi trovo d’accordo con lui. Con tante cose da fare, possibile che sia venuto in mente di proporla in un momento come questo? E ora che sembrava in dirittura d’arrivo – tanto che qualcuno ha addirittura proposto che per essa venisse posta la fiducia (misura che giudico quantomeno improvvida) è diventata improvvisamente ingombrante. Perché può favorire i nemici alle elezioni.
Di qui l’obiezione chiaramente interessata di Alfano. Sospetto che sia una di quelle decisioni prese dopo aver fatto i conti con il pallottoliere sugli elettori che porta e su quelli che allontana in vista delle prossime elezioni.
Nolite tradere margaritas ad porcos, ci ha insegnato l’altra domenica. E allora, al pensiero di venir preso per il naso per convincermi a decidere una legge che ha finalità diverse da quelle decantate, preferisco fermarmi. Se, poi, ci sono nostri simili che, senza alcuno scrupolo, fanno mercato delle vite dei migranti, pensa che non sfrutteranno l’occasione offerta dallo ius soli per fare mercato della cittadinanza? Non stiamo forse pagando la liberalità di certe leggi che depenalizzano alcuni reati? Fossimo uno stato forte potremmo rintuzzare facilmente queste derive, ma purtroppo proprio non lo siamo.

Simone Carraro

Caro don Angelo,
Ho l’impressione che i progressisti si suppongano talmente illuminati, intellettualmente e moralmente superiori, da non degnare i conservatori, i custodi del depositum fidei, nemmeno di un chiarimento. Il rinnovamento deve essere colto senza spiegazioni, chi le chiede non è in grado di capirlo e qualsiasi spiegazione sarebbe inutile, una perdita di tempo. Non credo che i cardinali dei famosi Dubia su Amoris Laetitia (Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner), di cui due morti nel frattempo, siano stati degli immorali, di intelligenza ridotta. O è forse che la rivoluzione bergogliana debba seguire talmente spedita che non si possa perdere tempo in chiarimenti, che debba raggiungere presto ad un punto di non ritorno per evitare che i successori la possano revocare. Non c’è tempo nemmeno per un incontro o per rispondere alla recente correctio filialis, firmata da 62 tra sacerdoti, teologi e altri studiosi.
Gesù non ha mai negato le spiegazioni, si è prodigato anzi a cercare quegli esempi che fossero più vicini e comprensibili agli interlocutori, compresi i farisei, favorevoli al divorzio. È stato estremamente misericordioso con i peccatori, ma ha condizionato la misericordia di Dio all’impegno di non peccare più. È stato invece Lutero, che considerava l’uomo incapace di astenersi dal peccato, a pretendere una misericordia incondizionata e a sostituire l’oggettività della situazione con il soggettivismo individuale. Cioè tutti liberi di decidere in proprio cosa sia peccato, limitatamente solo alle leggi dello stato. Addio quindi ai comandamenti, sesto e nono per primi.

Graziano Duso

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