Da “SEGNO DI UNITA’”

Da “SEGNO DI UNITA’”
periodico della parrocchia Santa Maria della pace di Bissuola

Questo settimanale non offre nulla di “trascendentale”, però è curato con tanto amore e riporta, come tutti gli altri foglietti parrocchiali, gli appuntamenti degli incontri ai quali sono invitati a partecipare i fedeli della parrocchia. La comunità conta 5261 abitanti, è guidata da don Liviano Polato, un sacerdote di 69 anni non troppo in salute, però aiutato da un diacono.

Il foglio parrocchiale normalmente non produce nulla di proprio, ma ha il pregio di offrire testimonianze e riflessioni che sono colte dalla stampa cattolica. Riportiamo un articolo sulla preghiera, piuttosto ingenuo ma ricco di fede popolare e quanto mai edificante.

Perché prego

«Tra poco dovrò leggere alcune tra le preghiere più strazianti, tenere e strabocchevoli di desiderio che l’umanità abbia mai composto. Ma prima volevo dire qualche cosa anch’io sulla preghiera, in particolare cosa è, per me, la preghiera.
Devo premettere che il Signore, per me, era una specie di mamma, papà e maresciallo dei carabinieri messi assieme, a cui ti rivolgevi per farti esaudire richieste che non erano di competenza dei genitori: quando il nonno o le zie stavano poco bene si pregava quel Signore di farli guarire o quando il nostro vicino di casa, il sig. Mario, ha perso il lavoro si è pregato sempre quel Signore. Una volta il babbo mi disse di pregare per la nostra squadra che doveva giocare una partita importante, ma mi disse anche di non dirlo alla mamma. Forse è per quello che la nostra squadra ha perso: perché la mamma, non sapendolo, non si è unita alle nostre preghiere. Si, perché avevo maturato una specie di statistica nella quale emergeva confusamente un dato: e cioè, che le preghiere rivolte a quel Signore là in alto venivano tanto più esaudite quanto più erano collettive, lo credo di avere iniziato a pregare da solo verso i 5 anni, sarebbe meglio dire ad esigere qualche cosa da quel Signore potentissimo che se ne stava in alto da qualche parte: lo pregavo di farmi tornare presto dalla colonia estiva dove i miei genitori mi mandavano tutti i mesi d’agosto. La permanenza nella colonia era di un mese e io iniziavo a pregare di farmi tornare a casa appena il treno si staccava dai binari di Milano per andare in direzione della Liguria. Forse il Signore non aveva tempo per un bimbo di 7 anni che se ne stava un mese senza vedere i suoi genitori. Per sei lunghe estati ho pregato in maniera estenuante, senza che il Signore mi ascoltasse. Apparentemente.
Poi, verso gli anni delle medie, a 11-12 anni, ho cambiato preghiera, anzi, richiesta: gli chiedevo di farmi diventare alto, glielo chiedevo con tutto il cuore o, forse, con tutta la rabbia che avevo nel cuore: “Fammi diventare alto! Fammi diventare alto!”.
Era insopportabile una vita sotto il metro e cinquanta: i compagni mi deridevano, le compagne mi ignoravano! “Fammi diventare alto, ti prego!!!”. Non mi ha ascoltato.
Apparentemente.
In quegli anni non avevo un’ottima opinione di Lui: non mi ascoltava mai… e la lista delle richieste inesaudite era diventata lunghissima. Poi ci sono stati anni in cui ho smesso di pregarlo; ero convinto di poter fare a meno di Lui. Apparentemente.
Qualche tempo fa una mia cara amica, mia e di mia moglie, si è ammalata gravemente e nel volgere di qualche mese le sue condizioni erano tali che da lì a poco avrebbe lasciato noi e la sua famiglia. Mi sono ricordato delle zie e del nonno e mi sono messo a pregare; dopo poco ho inteso che sarebbe stato inutile pregarlo di restituirle la vita e allora ho espresso una’ preghiera strana, forse nemmeno così impegnativa per Lui: lo pregai di togliere la paura a quella nostra amica, di toglierle l’angoscia di sentirsi sola e abbandonata in quel momento terribile: “Signore, ti prego, toglile la paura; donale, se possibile, serenità, ti prego…”
E forse ho compreso. Ho compreso che quel miracolo che chiedevo a Lui non solo era possibile, ma era già realizzato: Il Signore guardava noi amici, il marito, i figli, guardava me e diceva: “Solo se non scapperete lei non avrà paura, solo se rimarrete lì lei non si sentirà sola …”.
Lui ci indica il modo, ma gli artefici del miracolo siamo noi. Noi con Lui.
I miracoli bisogna desiderarli, ma soprattutto dobbiamo avere voglia di realizzarli: noi con Lui, o meglio, Tu con noi.
Noi preghiamo, ma forse ancora di più Lui prega: e forse prega così: “Speriamo che smettano di delegarmi, speriamo che capiscano che sono un loro alleato… Ah quanto vorrei fare delle cose con loro…. A proposito Giacomo, cosa hai chiesto? Alto o grande?”.
II Signore ci ascolta sempre, bisogna stare attenti a cosa gli si chiede!»

Giacomo Poretti è un comico, componente il trio Aldo, Giovanni e Giacomo, ben noti ad un vasto pubblico.. “Giacomino” è un uomo di Fede.

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