Da “LA PROPOSTA” -3 settembre 2017

Da “LA PROPOSTA” -3 settembre 2017
periodico della parrocchia di Chirignago

Don Roberto, direttore e factotum del foglietto parrocchiale, spesso in questo suo periodico prende un piglio un po’ garibaldino. Il foglio quasi sempre si legge volentieri sia per la notizia di vita parrocchiale, intensa e volitiva, sia per le riflessioni di carattere religioso e pastorale quanto mai interessanti.

Nel numero di questa settimana don Roberto fa un’analisi molto briosa del consenso che godono i vari santi che si trovano nella sua chiesa, consenso che è commisurato ai lumini che i fedeli accendono in devozione ai loro protettori e con sua soddisfazione constata che la Madonna li batte tutti di gran lunga.

Quello dei lumini è un tipo di pietà popolare che nel nostro nordest si sta spegnendo inesorabilmente. Si spera quindi che i fedeli di oggi lo sostituiscano con un qualcosa di più consistente, scoprendo che i santi sono dei testimoni di vita cristiana vera e non sono disposti ad aiutare chi spende qualche solderello per dar loro lustro.

Don Roberto si riserva quindi una battuta finale nei riguardi di chi accende il lumino e non mette l’offerta relativa trasformando così un cespite in un danno per la chiesa.

I FALSI DEVOTI DELLE SANTE RITA E LUCIA

Nella nostra chiesa le candele funzionano così: S. Antonio se la cava benino e ogni settimana porta in casa qualche soldino. Padre Pio anche lui qualcosa fa, ma molto meno di S. Antonio. S. Lucia (S. Rita & C.) e Giovanni Paolo 2° non si pagano nemmeno il plateatico, quella che provvede per tutti è la Madonna.
Bene, di questo eravamo consapevoli da sempre. Quello che abbiamo notato ultimamente è che davanti all’immagine di S. Lucia & C. spesso arde qualche lumino, anche durante la settimana. E qual’è la sorpresa alla domenica, quando svuotiamo le cassette, quando troviamo quella di S. Lucia con due spiccioli che non valgono un lumino. Sarà difficile che queste note vengano lette dai devoti in questione, ma se per puro caso lo facessero, sappiano che i loro lumini accesi valgono meno di zero, anzi sono un furto (piccolo ma sempre furto) che fanno ai danni della chiesa e della comunità.
Sappiano soprattutto che il valore del lumino sta nel sacrifico che accenderlo comporta. Un sacrificio che deve essere fatto da chi esprime la devozione e chiede la grazia, non fatto fare alla parrocchia che, comunque, il lumino lo deva pagare.
Accendere un lume e non mettere la corrispettiva offerta porta male.

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