Avere le suore

Da “PROPOSTA” – 16 luglio 2017
periodico della parrocchia di San Giorgio di Chirignago

Seguo ogni settimana questo periodico, da un lato perché vi scrive don Roberto, mio fratello minore, che solitamente è brillante, arguto, onesto e talvolta perfino stuzzicante e divertente, e un po’ perché ritengo il periodico uno dei migliori tra quelli che si pubblicano a Mestre.

Nel numero che propongo don Roberto fa una riflessione sulle suore in parrocchia. Chirignago è una delle poche parrocchie che ha ancora le suore. Le religiose stanno scomparendo e ce lo meritiamo perché da almeno 200 anni le abbiamo confinate a svolgere in parrocchia compiti servili, insignificanti e marginali. Credo che sarà ben difficile recuperarle, però penso che è assolutamente importante, anzi necessario, rivalutare comunque la funzione della donna nella vita parrocchiale.

Una mia amica, che recentemente è stata negli Stati Uniti, mi ha riferito che le suore in parrocchia fanno quasi tutto loro. Sono convinto che con voto o senza voto, volontarie o stipendiate, sia assolutamente importante ed urgente che recuperiamo l’apporto femminile, e non solo come tappabuchi, ma pure con compiti di responsabilità.

AVERE LE SUORE

Pochi sanno o si rendono conto che la nostra parrocchia è una delle poche che hanno ancora la fortuna di avere al suo interno le Suore, e nello specifico due piccole comunità: quella della scuola materna e quella di Casa Nazaret.
La crisi delle vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa ha colpito come una vera e propria siccità tutta la Chiesa, ma in particolare il ramo delle religiose. Se un tempo ogni anno tante ragazze decidevano di consacrarsi a Dio per svolgere un servizio a tempo pieno per la Chiesa, oggi, in occidente, le vocazioni si misurano con il contagocce.
E come sta avvenendo per i preti, che (il caso di Don Andrea insegna) assumono la responsabilità di più parrocchie contemporaneamente, anche per le suore risulta necessario chiedere comunità e concentrarsi dove è possibile.
Ma si rende conto la comunità cristiana del dono di avere una comunità religiosa e di cosa significherebbe perderla?
Non si tratta solo di una presenza strategica che dà un valore aggiunto lì dove c’è: pensiamo a quante famiglie si sentono rassicurate dal fatto che nella scuola materna c’è, ci sono delle religiose a tempo pieno. Ma si tratta ancor di più di un segno: che cioè è possibile donarsi a Dio totalmente anche in un tempo così arido come il nostro.
Non riesco a pensare come sarebbe Casa Nazaret senza la presenza carismatica di Suor Licia; e spero che non venga mai il giorno in cui o per lettera o a voce la superiora generale delle Figlie di San Giuseppe dovesse comunicarci che non ce la fanno più a tenere aperta quella che è stata la prima casa in terraferma, dove le religiose sono arrivate più di cento anni fa. E allora che cosa si può fare? Pregare, pregare e pregare.

drt

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