La visita del Papa a due testimoni della Fede

Da “LA FESTA” – 25 giugno 2017
Settimanale delle parrocchie di San Cassiano e San Silvestro di Venezia

Per un paio di giorni la notizia della visita del Papa alle tombe di don Mazzolari e don Milani ha tenuto banco alla televisione e sulla stampa nazionale. I notiziari parrocchiali hanno bellamente ignorato questo evento che recupera la funzione del profetismo nella Chiesa e nella società.

Soltanto Papa Francesco poteva avere il coraggio di recuperare queste due splendide figure di prete che sono state letteralmente “massacrate” dall’opinione pubblica dominante nella Chiesa e nell’apparato burocratico del Vaticano. Sono convinto che si debba sviluppare una riflessione più approfondita pure nelle nostre parrocchie, per saper captare gli interventi attuali dello Spirito Santo.

Don Biancotto, prete di frontiera, ha fatto il suo piccolo tentativo. Ritengo che questo esempio vada seguito.

LA VISITA DEL PAPA A DUE TESTIMONI DELLA FEDE.

Martedì scorso, 20 giugno, Papa Francesco è andato a Bozzolo, paese in cui era parroco don Primo Mazzolari, pastore zelante del suo gregge e profeta libero, capace di opporsi ai prepotenti di turno con il linguaggio sferzante nutrito dalla Parola di Dio; poi il Papa si è recato a Barbiana, piccola pieve sui colli toscani, parrocchia di confino per un altro prete scomodo: don Lorenzo Milani. Ho letto alcuni scritti di questi due sacerdoti e devo riconoscere che sono attualissimi. Ma in questo momento mi preme dire che è facile schierarsi dalla loro parte ora che sono pienamente riabilitati, ma in quegli anni da che parte ci saremmo messi? Mi vengono in mente le parole schiette di Gesù contro i farisei: “Guai a voi che costruite i sepolcri dei profeti e i vostri padri li hanno uccisi.” (Lc 11,47). Quello di Gesù è un monito attualissimo per noi. È facile riempirsi la bocca ora, seduti comodamente, è più difficile essere attenti alla verità da qualunque parte essa venga, pagando di persona se occorre, andando contro corrente sia rispetto alla mentalità di questo tempo, sia rispetto alle correnti di pensiero all’interno della Chiesa. L’unica bussola che avevano questi due preti era la fedeltà alla Parola di Dio e al “senso” che il Popolo di Dio ha di questa Parola.
Il profeta infatti non è, secondo me, un bastian contrario o un “innovatore di mestiere”, ma un obbediente servo di Dio, della Sua Parola, della Comunità Cristiana, fino al punto da invitare quest’ultima alla conversione. Solo un attaccamento sincero e viscerale a Gesù può portare a una libertà interiore rispetto alla stima e l’incoraggiamento altrui, capace di andare anche da soli perché sorretti dalla forza di Dio. Ecco, mi affascina questa fedeltà interiore dei profeti, questa umile obbedienza a Dio, questa semplicità nel dire il Vangelo senza compromessi, questa testimonianza di vita che non ha niente a che fare con le mode e con le tendenze del tempo. Questa libertà la chiedo al Signore per me, ma anche per ciascuno di voi, perché tutti siamo consapevoli del momento attuale, con uno sguardo di Fede che ci permette di non chinare la testa di fronte a nessun potente di questo mondo, ma solo di inginocchiarci davanti a Gesù Eucaristia.

Don Antonio Biancotto

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