Il sogno nel cassetto

Un mio giovane ex parrocchiano mi ha raggiunto qualche giorno fa facendomi una strana e sorprendente richiesta. Mentre mi porgeva un’agenda mi disse: “Don Armando, il giorno dell’inaugurazione del Centro don Vecchi sei, nel suo intervento, ha affermato che bisogna impegnarsi a fondo affinché i sogni diventino realtà. Le chiedo di mettermi per iscritto la strategia che lei ha usato per realizzarli”.

Evidentemente, non provai solamente sorpresa, ma pure molto imbarazzo. Io, nella mia vita, mi sono sempre mosso per istinto, non avendo di certo “formule segrete” per far mettere radici ai miei sogni, pur accorgendomi oggi che, per grazia di Dio, sono parecchi quelli che durante la mia vita si sono concretizzati. Non ne faccio una elencazione completa per non essere accusato ancora una volta di autoreferenzialità.

Però, posso accennare alla realizzazione di Cà Letizia, alla “seminagione” cittadina degli scout, della San Vincenzo e dei maestri cattolici quando ero a Mestre e poi a Carpenedo: della costruzione del patronato, del “Germoglio” per i bambini, della Malga dei Faggi, di Villa Flangini, del restauro del Piavento, e prima degli appartamenti per gli anziani e poi dei sei Centri don Vecchi e del Polo solidale per quanto riguarda le strutture, mentre per quello che concerne i mezzi pastorali di comunicazione sociale: Radiocarpini, il mensile “Carpinetum”, “Il prossimo”, “L’anziano”, e i settimanali “Lettera aperta” e “L’Incontro”.

Ben s’intende: sono progetti realizzati assieme ad una schiera sconfinata di collaboratori diretti e dell’intera comunità.

La richiesta del mio giovane amico mi ha costretto però a riflettere e a ripensare se, coscientemente o meno, mi sono riferito a delle regole, giungendo a queste conclusioni che riferisco.

Nonostante la mia veneranda età, sento il bisogno di riscoprirle in quanto nel mio animo un nuovo progetto sta scalciando, come un bimbo prossimo a vedere la luce del sole. Tento quindi di riordinarle in maniera meno istintiva di quanto sia avvenuto per il passato. Sperando tanto che le regole alle quali mi sono sempre riferito funzionino ancora per il progetto che vorrei proporre ai miei successori. L’elenco di questi criteri sarà certamente poco organico, però credo che debbo proprio a queste scelte una mia qualche riuscita.

  1. Ho sempre tentato di rifarmi al pensiero di Gesù per tutto quello che concerne l’aiuto al prossimo, insegnamento quanto mai preciso e perentorio: “Ama il prossimo tuo come te stesso”!
  2. Ho sempre tentato di dare risposte possibilmente concrete alle vecchie, ma soprattutto alle nuove povertà.
  3. Non ho mai avuto paura di sporcarmi le mani con il denaro, che ho ritenuto uno strumento indispensabile per aiutare chi ha bisogno.
  4. Ho accettato in partenza i limiti di ognuna di queste imprese.
  5. Le critiche, le insinuazioni di qualcuno mi hanno fatto soffrire, ma non ho mai voluto che mi fermassero.
  6. Ho sempre giocato a carte scoperte non ricorrendo mai a sotterfugi o compromessi di alcun genere.
  7. Ho sempre ritenuto che il governo, sia religioso che civile, siano a servizio della gente e di chi se ne occupa e non mi sono mai presentato “col cappello in mano”, ma ho chiesto il dovuto.
  8. Ho cercato di essere il più trasparente possibile e di avere una vita coerente con le proposte che andavo facendo agli altri.
  9. Ho sempre trovato il coraggio di chiedere aiuti a chi possedeva, seguendo la dottrina di monsignor Valentino Vecchi il quale diceva che era lui ad aiutare quelle persone, perché metteva loro la coscienza a posto e le aiutava a guadagnare la salvezza.
  10. Aggiungo, non per concludere il decalogo, ma perché è sempre stato un punto di forza: ho creduto che se le mie imprese fossero state in linea con la volontà del Signore, Egli non avrebbe permesso che io fallissi.

Confesso agli amici che ho rispolverato e riordinato queste convinzioni non tanto per rispondere al mio giovane amico, che non so cosa abbia in mente di fare e che sogni stia coltivando, ma perché io pure ho un altro sogno che mi piacerebbe piantare in un gran prato verde per vederlo fiorito nella primavera del 2018.

Comincio quindi, con questo articolo, a rendere partecipi i miei amici e tutta la comunità di questa idea che da qualche mese mi frulla in testa. Il Cardinal Angelo Roncalli ci insegnò che quando abbiamo qualcosa di positivo da proporre è opportuno parlarne sempre a tutti. Questo suggerimento non me lo sono mai dimenticato anche se non l’ho finora inserito nel “decalogo”. Sono convinto però che esso sia uno dei punti più importanti e quindi comincio subito col metterlo in pratica a favore del mio ultimo sogno!

Essendo sfumata l’idea della Cittadella della solidarietà, ho virato verso il progetto di dar vita a Mestre a un primo Ipermercato solidale con un grande parcheggio, tutto ciò in linea con le attuali imprese commerciali che di queste cose sono ben esperte. In questa grande struttura che si rifarebbe agli ipermercati ci dovrà esser spazio per generi alimentari anche in scadenza, gli indumenti vecchi e nuovi, i mobili antichi e moderni, sussidi per i disabili e quant’altro. Spero che il mio decalogo funzioni come ha funzionato nei miei ultimi sessant’anni di vita! Confido quindi agli amici che, dopo aver consultato e pregato il “mio Principale e Datore di lavoro”, comincerò col presentare il mio sogno al nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Carpinetum appena insediato. Prometto quindi, fin d’ora, ai miei concittadini che li informerò puntualmente se il segreto funzionerà ancora.

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