Voglia di “sinistra”

A scanso di equivoci io sono, per nascita e per convinzione, per un’azione politica che riservi un’attenzione particolare alle classi meno abbienti perché chi governa deve tentare di offrire il necessario per vivere una vita dignitosa a tutti i cittadini.

La proposta insistente dei “Cinque Stelle” di offrire un salario minimo garantito per tutti però non mi convince. Questa soluzione ha già prodotto miseria nei paesi che hanno fatto l’esperienza del comunismo reale e credo che da noi essa riuscirebbe a produrre un numero di fannulloni superiore a quello già presente in abbondanza soprattutto negli enti statali e parastatali.

Ritengo che sia però una verità inconfutabile che, se si aspira a garantire benessere per tutti, prima è necessario produrre ricchezza e per produrla è indispensabile che ciascuno faccia la propria parte impegnandosi nel proprio lavoro sia esso manuale o intellettuale.

Mi sorprendono i discorsi che attualmente ricorrono frequentemente nel cosiddetto centrosinistra, una parte politica in cui abbonda l’irrequietezza e talvolta qualche nostalgia del massimalismo proprio dell’esperienza comunista ormai però storicamente conclusa. Quando sento frasi come “Voglia di sinistra”, pronunciate da frange della minoranza del partito democratico, o accuse, rivolte a chi oggi sta cercando di portare il Paese fuori dal guado, di fare una politica di destra adottando soluzioni caldeggiate un tempo dal centrodestra penso che sia ora di finirla con parole abusate come “destra” e “sinistra” perché sono arciconvinto che siano usate soprattutto da chi ambisce il potere ad ogni costo, imbrogliando gli allocchi. È ormai tempo che poniamo al governo chi ci sa fare, chi ottiene risultati e non chi chiacchiera e ha la testa tra le nuvole.

Mi pare poi sia giunto il momento che insieme si cerchino le soluzioni migliori e più efficaci relegando in soffitta schematismi vuoti ed inconcludenti che sono solo le foglie di fico degli ambiziosi e di chi non ha voglia di lavorare.

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