L’offerta dell’ateo

Recentemente ho letto nella rubrica “Lettere al Direttore del Gazzettino” l’esternazione insolente e malevola contro i miei recenti interventi, riportati dalle testate cittadine su “Il Ristorante” per le famiglie povere e sul dramma dell’ingegner Cecchinato, inviata da una signora di Venezia che si è dichiarata atea. Questa signora si è erta a maestra per dirmi quello che dovevo dire e che dovevo fare.

La redazione de Il Gazzettino mi ha fatto pervenire la lettera offrendomi la possibilità di rispondere e io le ho risposto per le rime. Confesso che ho provato anche un certo rimorso pensando al “Porgete l’altra guancia” di Gesù ma poi è prevalsa la convinzione che ormai è ora di finirla con chi si erge a giudice e maestro quando in realtà è solo un soggetto pieno di sé e quanto mai settario.

Io ripeto, ancora una volta, di non avere nulla contro chi non crede perché sono convinto che si possa dialogare per crescere insieme e soprattutto per lavorare insieme alla costruzione di un mondo migliore. Il dualismo tra il credere e il non credere sembra una questione particolarmente difficile da conciliare, io comunque sull’argomento ho sempre mantenuto ben saldi due riferimenti: le affermazioni di Sant’Agostino e di Papa Giovanni XXIII. Sant’Agostino afferma che: “Ci sono persone che la Chiesa possiede e Dio non possiede e altre che Dio possiede e la Chiesa non possiede” e questo rende veramente difficile distinguere chi è credente da chi non lo è, mentre Papa Giovanni XXXIII, rivolgendosi sia agli uni che agli altri, afferma: “Sono infinitamente di più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”.

Con la visione che scaturisce da queste due massime mi sono sempre trovato benissimo con le persone perbene sia che fossero credenti sia che non lo fossero. A conferma di ciò l’altro ieri ho ricevuto questa lettera: “Sono l’ateo che altre volte le ha inviato un modesto obolo perché so che lei ne fa buon uso non come farebbero molti prelati della Curia romana. A lei non assegnano nessun titolo onorifico ecclesiale ma quello che le assegnano le persone che la conoscono vale molto di più. Tra i motivi per cui non mi firmo c’è anche la vergogna che provo nel non poter offrire di più”. Firmato: un ateo che ammira chi si impegna per gli altri. Allegati euro 50. Questa mattina poi la figlia e il genero dell’ingegner Ernesto Cecchinato mi hanno donato altri cento quadri dipinti dal loro padre che mi stimava e mi voleva bene. Con atei del genere non solo possiamo andare d’accordo e impegnarci a costruire un mondo migliore ma io credo che possiamo anche entrare in Paradiso tenendoci per mano.

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