L’importante è seminare

Una delle utopie a cui ho sempre aspirato è quella di trasformare Mestre in una città solidale. Questa scelta non è nata come una propensione a una filantropia civile ma dalla convinzione profonda che la pratica religiosa, se non diventa solidarietà, rimane pietà fatua ed inconsistente.

L’inizio di questo mio cammino ha avuto origine con l’incontro casuale che ebbi, più di mezzo secolo fa, con un minuscolo gruppo della San Vincenzo presso la parrocchia del Duomo di Mestre. Mi parve allora che Federico Ozanam avesse suggerito un metodo e una finalità alquanto concreta ed anche se non aspirava a risolvere radicalmente il problema dei poveri aveva posto un mattone reale per creare questa struttura o, per dirla come madre Teresa di Calcutta, una goccia che contribuisce a dare vita al grande oceano. In qualche decennio la San Vincenzo crebbe, si diffuse in moltissime parrocchie, acquistò credibilità a livello della città e diede vita ad una serie di iniziative concrete, alcune delle quali ancora vive: Ca’ Letizia, il Ristoro, il mensile il Prossimo, il guardaroba, le docce, il barbiere, le vacanze per i vecchi e per gli adolescenti e le attività di formazione dei ragazzi alla solidarietà.

La seconda fase di questo progetto la sviluppai in parrocchia a Carpenedo con il Ritrovo, con Villa Flangini, con i Centri Don Vecchi e con la Bottega Solidale.

La terza fase si è concretizzata nel dopo pensione con il Polo della Solidarietà: vestiti, mobili, arredo per la casa, supporti per gli infermi, il Banco alimentare, lo spaccio per i generi alimentari in scadenza, il chiosco di frutta e verdura e il Ristorante Serenissima, ultimo nato.

Queste strutture penso abbiano fatto crescere lentamente una mentalità solidale a livello cittadino: vedi i numerosi lasciti, le eredità veramente consistenti che non possono essere giustificate se non dalla crescita di questa mentalità solidale. Prova ne sia: l’eredità Saccardo, il lascito dell’ingegner Cecchinato e il lascito di Anita Bergamo, ultimi segni di questo “campo coltivato” e ormai in fiore. L’origine di questa primavera della solidarietà è sempre la stessa: seminare gesti concreti di carità cristiana che prima o poi fioriranno e porteranno frutto.

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