Il ristorante Serenissima

Quando usciranno queste mie note, le sorti della nuova e pressoché unica esperienza di un ristorante vero e proprio destinato alle famiglie e ai singoli che con dignità affrontano il loro disagio economico saranno già segnate, mi auguro di tutto cuore in maniera assolutamente positiva. Mi pare però opportuno fare il punto e tirare le conclusioni della fase preparatoria. Nel momento in cui sto scrivendo mancano meno di una manciata di giorni alla sua inaugurazione. Devo sottolineare che in questa avventura le cose positive sono moltissime però vi sono anche delle lacune abbastanza deludenti che spero si risolvano nelle prossime settimane. Credo che di ogni impresa in cui si cimenta l’uomo sia doveroso sottolineare il bianco e il nero: il bianco per offrire speranza e positività e il nero per combattere i demoni dell’indifferenza e del disimpegno. Comincio con il sottolineare le positività di questa avventura

Ritengo doveroso ricordare a tutti la prontezza e l’assoluta disponibilità con le quali la famiglia Putin di Vicenza, che gestisce la grande impresa “Serenissima Ristorazione”, ha risposto alla richiesta di questo vecchio prete, a loro sconosciuto, che chiedeva 110 pasti al giorno gratis per i poveri.

Quando si è posto il problema dello staff di governo ho richiamato in servizio Graziella e Roberto Candiani, ormai “pensionati” dopo 20 anni di assoluta dedizione al prossimo, e il sì è stato immediato ed entusiasta.

L’esigenza di reperire “manovalanza”, dopo il deludente comportamento degli scout sui quali, avendone fatto l’assistente per mezzo secolo contavo in maniera assoluta, si è risolta quando mi sono rivolto direttamente alla città e in una settimana ben 60 volontari di ogni ceto e di ogni età si sono offerti per svolgere questo servizio.

Infine desidero ringraziare per la splendida collaborazione ricevuta i giornali e le emittenti locali: sono stati veramente magnifici e non avrebbero potuto fare di meglio.

Tra le note dolenti mi duole annoverare la mancata risposta delle parrocchie, delle assistenti sociali, della Caritas, della San Vincenzo e della Municipalità, soggetti che dovrebbero essere gli specialisti del settore.

Mi auguro che alla sordità e alla lentezza iniziale segua un impegno serio, positivo ed efficiente. Purtroppo non tutte le ciambelle riescono con il buco.

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