Le vacanze del Papa

Quando alcuni anni fa scrissi, da mascalzone quale sono sempre stato, che non approvavo le vacanze del Papa che venivano a costare allo Stato Italiano circa venti milioni di lire, metà dei cattolici mi guardò bieco e tutti i preti storsero il naso e presero le distanze da quel vecchio prete che aveva avuto l’ardire di “non voler bene” al Papa.

Quell’evento fu la classica tempesta in un bicchier d’acqua. La Segreteria di Stato tempestò di telefonate la Curia di Venezia e di Treviso per accettarsi che, dietro a quel semplice trafiletto, non ci fosse un movimento anti cristiano; i miei colleghi presero immediatamente le distanze; il cardinal Scola non aprì bocca ma per un paio di anni mi tenne il broncio mentre la stampa laica dalla Nuova Venezia a “Le Monde” in Francia suonò la grancassa per dare rilievo alla presunta critica di questo povero vecchio prete che in realtà pensava di compiere un gesto d’amore verso il Vicario di Cristo.

Quest’anno la stampa nazionale, in maniera più o meno esplicita, ha mostrato ampie riserve verso Marino, sindaco di Roma che, mentre la città “bruciava”, imperturbabile è rimasto fino all’ultimo giorno negli Stati Uniti a trascorrere le sue vacanze. Questo una volta ancora sottolinea il fatto che il comandante, specie quando c’è burrasca, deve rimanere sulla tolda al timone della sua nave e in verità credo che con Marino la stampa sia stata perfino troppo benevola.

Quello che però mi ha sorpreso e indignato è che nessuno, al di là e al di qua del Tevere, abbia avuto una parola di elogio per Papa Francesco che non solo non è andato in vacanza in montagna ma non si è neppure preso qualche giorno per riposare a Castel Gandolfo continuando a fare il prete nonostante le ferie estive. Noi cristiani, in questo momento storico assai difficile, abbiamo una guida che alla parola aggiunge una testimonianza limpida e convincente. Per essere sulla strada giusta non abbiamo che da seguirlo sulla via della Croce.

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