Micro o macro parrocchie?

Ho letto con attenzione l’articolo di fondo del primo numero di “Gente Veneta” uscito dopo le vacanze estive. Si tratta come sempre di un intervento intelligente del giornalista Malavasi che mette in rilievo l’attività estiva delle parrocchie a favore soprattutto dei bambini e di cui io condivido il contenuto senza alcuna riserva.

Nel finale dell’articolo Malavasi accenna al “punto dolens” di fondo: ossia l’affanno dei parroci e la fragilità dei collaboratori giovani e spesso improvvisati. Ritengo doveroso arrivare alla sintesi del discorso: le parrocchie attuali, sia per il numero di sacerdoti che di fedeli ma soprattutto per la difficoltà nell’adeguarsi alla dinamicità della società attuale, sono sempre più impotenti, più inadeguate e sempre meno efficienti a livello pastorale. Questo dato di fatto, almeno da vent’anni, è sotto gli occhi di tutti. Il rimedio con cui si è tentato di rispondere a questa inadeguatezza ed inefficienza è stato quello di creare le “unità pastorali” accorpando le piccole parrocchie (sono però piccole anche quelle di cinque, seimila abitanti) lasciando loro una qualche autonomia. Questa soluzione demotiva ulteriormente i sacerdoti e peggiora lo “status quo” delle parrocchie.

Oggi, come avviene per i comuni, le banche e le industrie, l’unica soluzione è quella di creare macro parrocchie, cioè parrocchie con almeno venti, trentamila abitanti perché solo con queste dimensioni è possibile dare risposte esaurienti alla catechesi, alla cultura e alla formazione.

Realizzate le macro parrocchie è necessario mettere mano anche alla loro organizzazione garantendo la presenza di un parroco “manager” che abbia capacità autentiche, affiancato da una piccola comunità di tre, quattro sacerdoti che garantiscano un servizio religioso decentrato dove ognuno possa offrire le sue qualità specifiche; l’assunzione a tempo pieno di alcuni laici competenti e motivati che seguano settori specifici della parrocchia, anch’essi affiancati da volontari; l’accentramento dei servizi tecnici: segreteria, stampa, ecc. Soluzioni diverse purtroppo sono velleitarie, “fuori mercato” e socialmente superate nonostante le buone intenzioni e la generosità degli operatori pastorali.


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