Fare “il morto”

Ora la gente pare impazzire più per il mare che per la montagna, io però ho sempre preferito i monti al mare perché i miei rapporti con la spiaggia non sono mai stati troppo positivi. Quando ero ragazzino abitavo a Eraclea ed il lido di Jesolo era a un tiro di schioppo così una mia vecchia zia, senza figli e molto religiosa, d’estate mi ci accompagnava. La località, naturalmente, non era attrezzata e mondana come oggi.

Una volta arrivati la mia vecchia zia mi imponeva un rito che mi ha fatto detestare il mare per tutta la vita. Proprio al centro del Lido di Jesolo c’era una fontana da cui sgorgava acqua ferruginosa con un terribile gusto di uova marce e la zia imponeva, a me e a mia sorella, di bere ogni giorno almeno un buon bicchiere di quest’acqua nauseabonda perché, a parer suo, aveva il valore nutritivo di una banana, anche se di certo non ne aveva il gusto! Arrivati in spiaggia su due pali si posava un lenzuolo che serviva per avere un po’ d’ombra. Delle mie vacanze al mare non ricordo tanto altro se non il sole accecante, il caldo e la noia. A quel tempo imparai i primi rudimenti del nuoto ma non divenni mai un buon nuotatore. Ricordo solamente un signore della tenda accanto che tentò di insegnarmi a stare a galla “facendo il morto” ossia facendosi cullare e condurre dalle onde in maniera passiva.

Questa vacanza marinara non mi fece fare grandi progressi sportivi ma da essa imparai che talvolta, quando si è stanchi e con poca fiducia, se ci si abbandona tra le braccia della Provvidenza confidando nella paternità del Signore, Egli ti mantiene a galla e ti fa andare avanti senza che tu faccia troppa fatica. Dal mare non ho imparato altro ma già questo si è rivelato molto utile.

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