Ancora su don Ciotti

Don Ciotti, il prete di cui ho parlato ieri, non lo ritenevo molto gradevole, un po’ per quella sua voce rauca, un po’ per la capigliatura trasandata ed un po’ perché mi pareva che bazzicasse troppo la gente di sinistra. Ora però ho capito che è un gran prete, uno dei sacerdoti più significativi del nostro tempo e del nostro Paese.

A farmi cambiare idea è stato un suo discorso riportato su una rivista cattolica in cui affermava che il Cardinal Pellegrino, il grande arcivescovo di Torino che l’Ordine dei Benedettini ha offerto alla Chiesa Italiana, il giorno in cui lo ha consacrato prete, forse intuendo, da uomo di Dio quale fu quel vescovo, la particolare personalità di quel giovane prete montanaro delle Dolomiti, gli assegnò come parrocchia la strada. In realtà don Ciotti è sempre stato un prete di strada, un prete che ha sempre voluto incontrare non gli uomini e i cittadini da manuale ma gli uomini autentici del nostro tempo, con i loro pregi ma anche con le loro enormi deformazioni assunte da un mondo assolutamente secolarizzato. Ebbene oggi ho avuto modo di “incontrarmi” con don Ciotti. Vi dico come.

Un mio amico pompiere in pensione, attualmente in montagna, mi ha telefonato dicendomi di mettermi in contratto con un droghiere di Piazza Ferretto che mi avrebbe fornito l’indirizzo per ottenere un carico di pesche. Luigi, il factotum del don Vecchi, l’uomo per ogni evenienza, anche la più imprevedibile, ha preso il suo furgone ed ha portato a casa una quindicina di quintali di pesche di prima qualità provenienti dall’Italia del Sud. Queste pesche sono state raccolte da una cooperativa di “Libera”, l’organizzazione di don Ciotti a cui sono state assegnate le campagne sequestrate alla mafia e che, non so per quale strada, sono giunte alle organizzazioni di beneficenza del nostro Nord. Pochi giorni fa ho letto una frase in cui si afferma che “l’impatto di un sasso lanciato nel fiume provoca dei cerchi concentrici che arrivano fino a sponde quanto mai lontane e sconosciute”. Il sasso di don Ciotti, ossia le sue pesche, ha raggiunto anche me e i poveri di Mestre!

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