In memoria di un benefattore

Un paio di settimane fa ho ritenuto opportuno, anzi doveroso, dedicare la copertina de “L’incontro” alle vacanze dei preti. Ricordo di aver scritto nella didascalia, sotto la foto di una lunga fila di ragazzi che camminano lungo un sentiero dell’Altopiano di Asiago, che ci sono preti che durante i mesi estivi girano il mondo ma che, per fortuna e per grazia di Dio, ci sono anche tanti altri preti che si dividono tra la parrocchia, gli scout accampati sotto le tende e i ragazzi che frequentano i campi scuola nella struttura parrocchiale in montagna.

Don Gianni, il mio secondo successore in parrocchia, è certamente uno di questi ultimi e a fine “vacanze”, ogni anno per la fatica, si riduce a una lisca di pesce. Durante le vacanze nella parrocchia di Carpenedo tra i quattrocento e i cinquecento ragazzi trascorrono dei “giorni magici” in montagna accanto alla testimonianza di un prete che resterà indissolubilmente legato ai ricordi più belli di questa stagione della loro vita. In questi giorni don Gianni era con il secondo turno di ragazzi alla “Malga dei Faggi”, l’incantevole casa di montagna a milleduecento metri di altitudine tra Agordo e Fiera di Primiero e, quando gli ho telefonato per un’incombenza al Don Vecchi, i ricordi di quella bella avventura pastorale mi hanno avvolto in un abbraccio dolcissimo.

Su segnalazione di non ricordo chi, trent’anni fa sono andato con don Gino e don Adriano a vedere una vecchia casera sepolta sotto un metro di neve per un eventuale acquisto: la comprai per dodici milioni, pari a centoventimila euro di oggi. Ricordo con infinita riconoscenza il restauro del carissimo geometra Giorgio De Rossi, che trasformò la “casera” in una casa di montagna super che nei “tempi eroici” offriva settanta posti letto. Ricordo ancora le meravigliose donne della parrocchia che si sono alternate alla cucina, tra le tante la Maria Antonietta Battistella che per molti anni fu la direttrice ma in realtà sono state più di due-trecento a susseguirsi per sfamare brigate di ragazzi. Devo poi infìnita riconoscenza a Gabriella e Giorgio Tiozzo che per trent’anni hanno curato la “Malga dei Faggi” ancor meglio del loro appartamento. Sono dodici anni che non salgo più la ripida stradicciola che porta al piazzale della malga e forse non ci tornerò mai più. Tutti mi dicono che la malga è ancora tanto bella però nei miei ricordi è molto più bella così come sono stupendi i volti delle migliaia di ragazzi, di animatori e di volontari che fecero di quella casa un punto di riferimento per tutta la parrocchia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.