Finché reggono i rappezzi!

Il piccolo mondo dei residenti dei Centri Don Vecchi è formato esclusivamente da anziani che appartengono alla terza, alla quarta e alla quinta età, abbiamo infatti una mezza dozzina di anziani che ruotano attorno ai cento anni. Ogni giorno ho la possibilità di confrontarmi con costoro per capire quello che posso ancora fare e quello che invece devo rassegnarmi di non poter più fare.

Molti dei miei coetanei dormono fino alle otto e poi ciondolano qua e là fino all’ora di pranzo, fanno poi il pisolino fino alle quattro o alle cinque del pomeriggio e quindi si riposano sui divani fino alle sette e trenta, ora in cui si ritirano nei loro alloggi per la cena e per dormicchiare davanti al televisore prima di coricarsi. In verità ci sono anche un certo numero di donne che hanno l’incombenza di badare ai nipoti, quattro o cinque su trecento vanno ancora a servizio perché la pensione esigua non consente loro di vivere nemmeno al Don Vecchi. In genere riscontro dagli ospiti una collaborazione molto scarsa: solo qualcuno serve a tavola durante il pranzo e qualche altro scende ai magazzini per dare una mano.

In questo clima, a me, non rimane altro se non la mia coscienza a stimolarmi ad impiegare bene il tempo che il Signore sta ancora concedendomi. Procedo con sempre maggior fatica anche se mi alzo ancora alle cinque, scrivo e impagino “L’Incontro”, celebro i riti funebri, bado alla mia cattedrale tra i cipressi che mi è sempre più cara, brontolo quando vedo disordine, mi preparo per le prediche.

Nonostante tutto però sono sempre più scontento di me: mi vedo prolisso, poco incisivo nei sermoni e sempre più preoccupato che il mio piccolo mondo pastorale imploda. Ritorno frequentemente sulle considerazioni che faccio da qualche anno domandandomi: “Devo rimanere sulla breccia fino all’ultimo come Papa Woytila? Devo congedarmi dalla mia città come Reagan? Oppure dimettermi come Papa Benedetto per passare in silenzio e in preghiera il tempo del tramonto?”. Per ora sto accettando con un po’ di vergogna i miei limiti sempre maggiori comunque, con la fine dell’anno, lascerò definitivamente “L’Incontro” e qualche altro impegno tentando di tirare avanti finché reggeranno i miei rappezzi.

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