Su questo argomento la penso assolutamente come don Roberto

Un paio di settimane fa un giornalista della “Nuova Venezia”, che dimostra di leggere con attenzione e profitto “Proposta” – il periodico della parrocchia di Chirignago dove è parroco mio fratello don Roberto – e L’Incontro – il periodico dei Centri Don Vecchi – ha notato una qualche divergenza fra me e mio fratello circa l’assistenza ai poveri e, sfruttando questa dialettica tra i due fratelli preti, ha tratto un pezzo per il suo giornale.

Assolutamente niente di grave anzi un confronto che non può che risultare positivo. A questo riguardo tantissime volte ho scritto che io ammiro, anzi sono entusiasta della prosa di don Roberto, prosa che riconosco immediata, scorrevole ed incisiva mentre sono meno contento del mio modo di scrivere che sta diventando sempre più prolisso ed aggrovigliato. La prova della mia ammirazione per lo stile degli scritti di don Roberto sono gli articoli che spesso ritaglio dal periodico di Chirignago per riportarli su L’Incontro perché ritengo opportuno fare da cassa di risonanza coinvolgendo i nostri lettori che ormai hanno raggiunto un numero veramente considerevole.

Coerente con questo discorso, avendo appena letto un corsivo sulla famiglia concepita cristianamente e sulla “zizzania” che “l’uomo nemico” semina di soppiatto, credo opportuno pubblicare il pezzo di “Proposta” affermando che condivido totalmente il discorso in tutti i suoi passaggi anzi ne sottolineo con decisione e convinzione la tesi di fondo. Eccovi quindi l’articolo di don Roberto.

NON RINUNCEREMO
In questi giorni, a Roma, si è svolta una manifestazione per ribadire i valori della famiglia naturale come viene proposta dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dalla fede cattolica, e che ci viene continuamente ricordata da Papa Francesco.
A questo modello di famiglia non rinunceremo, e continueremo a chiamare le cose con il loro nome. Non parleremo di genitore uno e di genitore due, ma diremo Papà e Mamma, come da sempre si è fatto. E sia dall’altare che, nelle aule di catechismo riproporremo ciò che riteniamo sia giusto a prescindere da quello che si dirà attorno a noi. Come per tantissimi altri valori è inevitabile che a difenderli e a riproporli sia la Chiesa. E se per far questo dovrà subire minacce o persecuzioni, vorrà dire che anche a noi sarà chiesto e dato di soffrire qualcosa per la verità. Quanti nostri fratelli in tante parti del mondo arrischiano continuamente la vita per non abbandonare la fede. E perché noi dovremmo essere esentati da questa fatica? Ma non subiremo passivamente: occorre contestare questo modo di far politica insinuando veleni i cui risultati scopriremo (come avviene per l’inquinamento) quando sarà quasi impossibile rimediare. Faccio una proposta ai nostri vescovi: più nessun zucchetto viola o rosso alle tante manifestazioni, inaugurazioni, concerti ecc. Sarà poco, ma sarà un segno. E non è detto che il poco sia inutile. La bocciatura del dottor Casson è dovuta a molti motivi, ma più di qualcuno, che non conta niente, nell’esprimere il voto s’è ricordato di come la pensa a proposito di queste cose. E ne ha tenuto, giustamente, conto.

don Roberto Trevisiol

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