La lezione di Mastroianni

La settimana scorsa ho confidato a voi amici che ho rivisto ancora una volta, non solo volentieri e con piacere, il film “Don Camillo” ma che mi hanno anche fatto bene spiritualmente i dialoghi confidenziali tra quel parroco particolare e il Cristo partecipe delle vicende del suo discepolo e ministro.

I preti oggi predicano molto però, a causa dei loro impegni pastorali, hanno poche occasioni, di ascoltare le prediche altrui anche se ne avrebbero molto bisogno. Nostro Signore, ben consapevole di tutto questo, pare abbia usato uno strumento singolare, quale è il film di Peppone e Don Camillo, per farmi comprendere che il prete deve avere un dialogo costante e vero con il suo Maestro, dialogo che dovrebbe avvenire durante la preghiera ufficiale che però, in realtà, spesso genera l’effetto di un anestetico.

Tempo fa ho detto che il buon Dio adopera la mano “sinistra” con la stessa destrezza ed efficacia con cui adopera la “destra”, ossia fuori dalla metafora spesso ci parla, ci consiglia e ci ammonisce non solamente dal confessionale, dal pulpito e dall’altare ma anche attraverso alcuni film come quello trasmesso qualche sera fa da “Rai Storia” il cui protagonista era Mastroianni.

Molte volte ho ribadito che provo un’assoluta allergia nei riguardi della produzione televisiva attuale, mi annoiano, mi infastidiscono e mi schifano certe pellicole dolciastre così come quelle violente in cui non avverto poesia, autenticità e problematiche vere affrontate da attori capaci. Un paio di giorni fa ho capito, fin dalle prime inquadrature, che il film nel quale mi ero imbattuto valeva la pena di essere visto. Le immagini ricche di poesia, la bravura autentica di Mastroianni come attore protagonista e il tema trattato mi hanno convinto che meritassero l’impegno di un’ora abbondante del mio dopo cena.

Nel film Mastroianni, che interpreta il ruolo di un giornalista colto interessato alla letteratura, incontra un giovane di talento legato sentimentalmente ad una ragazza impegnata politicamente contro la dittatura di Salazar in Portogallo. Il giornalista si lascia coinvolgere così profondamente da questo problema sociale da pagare la sua partecipazione con l’intervento della polizia segreta che però non riesce ad impedirgli di far pubblicare un “pezzo” forte contro il regime. Il film trasmette un messaggio pregnante: nessuno può appartarsi e non partecipare ai problemi sociali del proprio Paese. Quando è apparsa sullo schermo la fatidica parola “fine” mi sono augurato che moltissimi concittadini avessero visto questa pellicola.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.