Nulla va perduto!

Ho letto da qualche parte che sono stati trovati in una tomba, non ricordo se egizia o di qualche altra antica città del Medio Oriente, alcuni semi di frumento e nell’articolo si afferma che questi semi, una volta piantati in terra, a distanza di alcune migliaia di anni, hanno dapprima germogliato e successivamente prodotto le spighe di grano.

Ho fatto questa premessa per presentare un fatto, almeno per me, molto positivo che mi ha donato una grande consolazione. Mio padre, tanto tempo fa, mi confidava che ai vecchi basta poco per provare dispiacere ma pure molto poco per provare consolazione e anche per me, ormai vecchio, vale la stessa cosa! Ne parlo per incoraggiare tutti coloro che sono impegnati nel difficile compito della formazione dei ragazzi e dei giovani ma soprattutto per quelli impegnati nell’ancor più difficile missione di formare i cristiani. Ebbene, me ne stavo tranquillo nella minuscola sagrestia della mia “cattedrale tra i cipressi” quando mi ha raggiunto il rumore di un passo sicuro e cadenzato ampliato dal pavimento fatto di tavole grezze. Mi si è presentato un giovanottone nel fulgore della sua maturità che mi ha salutato con calore ed affetto. Ho fatto dapprima un po’ di fatica a riconoscerlo, non lo rivedevo da almeno una dozzina d’anni, poi, sia per l’accento romagnolo che era rimasto nel suo dire sia per l’aspetto, ho riconosciuto il figlio di una vecchia maestra di Carpenedo, mia preziosa collaboratrice in uno dei mensili della parrocchia: “L’Anziano”.

Immediatamente mi sono ricordato di sua madre dolce ed assennata, tanto preoccupata per la fede dei suoi due figli, di sua nonna – una cattolica di ferro – a cui portavo la comunione a casa, una donna che non ammetteva tentennamenti e che non faceva la minima concessione alla modernità di pensiero e del babbo pacato ed accondiscendente. Il giovane uomo mi ha abbracciato come fossi stato suo padre, mi ha parlato del suo lavoro e della sua vita ormai lontana da Mestre, infine mi ha consegnato una busta dicendomi che conteneva un mattone per la “costruzione” che ho in corso. Quando ho aperto la lettera non vi ho trovato solamente una somma significativa ma anche la nota che mi ricordava che l’indomani sarebbe stato il decennale della morte di sua madre. Egli non mi ha parlato della fede, per la quale sua madre era tanto preoccupata, ma la visita, l’abbraccio e l’offerta sono stati i segni più evidenti che i germi seminati da sua madre e da sua nonna erano tutti in fiore pronti per la spiga.

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