L’ecumenismo che mi piace

Fino ad una ventina di anni fa ero convinto che fosse un impegno di noi cattolici convertire alla nostra Chiesa non solamente i pagani e gli uomini che appartengono ad altre religioni quali l’Islam, il Buddhismo, il Confucianesimo ecc. ma pure i fedeli di altre confessioni cristiane come i Luterani, i Battisti, i Mormoni, i Calvinisti e l’infinito arcipelago di confessioni protestanti e di Chiese ortodosse.

Poi, a Dio piacendo, nella Chiesa Cattolica si cominciò a parlare di rispetto, di tolleranza ed infine di ecumenismo cioè della ricerca per trovare un minimo comune denominatore tra tutti i credenti nella comprensione e nel rispetto reciproco. Per molto tempo però questo discorso è rimasto confinato agli esperti e agli specialisti di teologia che, credo, se lasciati discutere sulle loro questioni di lana caprina non basterebbero i millenni a venire. Per grazia del Signore questi temi hanno cominciato a interessare dalla base il popolo di Dio iniziando a trovare comprensione, intesa e collaborazione.

In questi giorni ho toccato con mano quanta strada abbia fatto questo movimento non solamente tra i cattolici ma anche nelle altre confessioni religiose. Eccovene una prova! Accanto al don Vecchi di Campalto i cristiani copti egiziani hanno costruito una chiesa secondo i canoni della loro tradizione, edificio che alcune persone, poco esperte, scambiano per una moschea! Fin dai primi passi della nostra avventura sociale abbiamo trovato in questi fratelli di fede una collaborazione calda e fraterna tanto che ci hanno messo a disposizione l’area per il cantiere e ci hanno colmato di molte attenzioni. Qualche giorno fa è venuto a Campalto il loro “Vice Papa”, il vescovo ortodosso che presiede tutte le comunità copte d’Europa. Quest’uomo di Dio ci ha accolto con grande fraternità, ci ha fatto visitare la sua chiesa quasi pronta, ci ha proposto di recitare assieme il Padrenostro ed infine, con mio grande stupore e sorpresa, ci ha comunicato di averci riservato l’altare di destra perché potessimo celebrare la Messa festiva in un luogo degno e sacro.

Raramente ho incontrato un “confratello” tanto generoso e disponibile! Mi auguro di tutto cuore e, per quanto mi riguarda, farò l’impossibile affinché la Fondazione metta a disposizione dei cristiani copti un terreno che serve loro per creare un seminario. Sono convinto che l’incontro e la comunione si trovino in questi gesti piuttosto che nelle discussioni dei nostri teologi.

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