Ancora un sogno

Sognare non solo non costa niente ma soprattutto ci mantiene “vivi” e alle volte si corre il rischio di vedere che il sogno prende forma. Una ventina di anni fa il vivaista che ha curato l’arredo del parco del Don Vecchi ha piantato, accanto alla rete che delimita il parcheggio, alcune piante che d’estate producono un fiore rosaceo dalla forma che richiama quella di una minuscola tromba.

L’estate scorsa ho tagliato una trentina di rami, li ho messi in un secchio d’acqua al sole finché dopo alcuni mesi, quando ormai non nutrivo più alcuna speranza, hanno messo radici. Ho piantato queste talee vicino alla rete metallica che separa il parco dal lago che si trova a sud della nuova struttura ed ora pazientemente aspetto sperando che questi piccoli rami germoglino. Le probabilità penso siano scarse comunque io, una volta ancora, voglio scommettere sul positivo.

Con questa immagine agreste e con questa filosofia di vita voglio piantare nel cuore dei miei concittadini il seme di un altro progetto. Di primo acchito potrà sembrare a tutti un’impresa impossibile però ritengo, basandomi sulla mia esperienza, che nulla è impossibile per chi crede nel bene e desidera aiutare il prossimo.

Ho scritto recentemente, sulla scorta di notizie lette sulla stampa locale, che tra Mestre e Venezia ci sono cinquecento senzatetto e che i posti disponibili per questi poveri diavoli non superano i duecento. Non sono certo un uomo che pensa di potersi cimentare in grandi imprese perciò mi sforzo di commisurare i miei sogni e i miei progetti alle mie risorse e alla mia età.

Eccovi il sogno: spero, ora che il costo delle case è al minimo storico, di trovare un rustico, in una zona adiacente alla nostra città da poter ristrutturare così da ricavare dalle venti alle trenta “cellette” di tipo monastico, ove alloggiare di notte una parte di questi senzatetto. Per la prima parte del “sogno-progetto” mi rivolgo ai titolari delle agenzie immobiliari chiedendo loro aiuto per trovare questo casale ad un prezzo contenutissimo mentre per la seconda fase chiedo a chi dispone di mezzi economici in esubero, rispetto alle proprie necessità, di finanziare il progetto, progetto che chiederei ad un architetto affermato di donare alla comunità. Se tutti i tasselli andranno al loro posto l’impresa certamente riuscirà.

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