Matteo Vanzan

I concittadini, anche quelli poco attenti alle vicende della nostra città e della nostra nazione, conoscono, almeno superficialmente, la fine tragica del giovane lagunare Matteo Vanzan caduto a Nassiriya. Io ho conosciuto questo ragazzo solamente attraverso i mezzi d’informazione che al tempo della sua morte ne hanno parlato diffusamente. Ho approfondito la sua conoscenza in occasione della sua sepoltura vicino all’Altare della Patria del nostro cimitero ma soprattutto nella pubblica commemorazione, della quale è sempre parte integrante la Santa Messa in suo suffragio, organizzata ogni anno dall’associazione dell’Arma dei Lagunari in congedo. Qualche anno fa celebrò la Messa in suffragio di Matteo il cappellano militare del reggimento del nostro “eroe” e dall’omelia ho appreso che era un ragazzo di sani principi morali che credeva nell’ideale dell’amor di Patria.

Con il passare del tempo il responsabile dell’Associazione dei Lagunari si è reso conto che diventava sempre più difficile reperire un cappellano militare per il rito e quindi è ricorso sempre più spesso a me in qualità di Rettore della chiesa del cimitero. Ho sempre accettato volentieri questa richiesta anche perché, a me “pacifista” per scelta, si offriva l’opportunità di parlare ai graduati precettati per partecipare a questo rito.

L’anno scorso insistetti sul concetto che bisogna preparare i nostri giovani non a morire per la Patria, come vorrebbe una certa retorica patriottarda, ma a vivere per il bene della comunità non adoperando le armi ma la ragione. Quest’anno invece, partendo dal fatto che ho appreso che il Vanzan era animato da nobili ideali e dal fatto che il dramma di Nassiriya è diventato il dramma amaro e tragico di tutto il Medio Oriente e dell’Africa Settentrionale, ho insistito sulla funzione della testimonianza che non produce mai frutti in tempi brevi ma, che seguendo la logica di Dio, produce invece “salvezza” personale ed una riproposta dell’utopia della pace, della libertà, e della democrazia. Mi è parso che tutta quella gente in divisa, con il petto pieno di decorazioni, sia rimasta pensosa di fronte a questo discorso.

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