Una scelta sbagliata

L’altra sera, durante il telegiornale, la conduttrice ha letto una laconica notizia: “Civati lascia il P.D.”. Il deputato monzese è uno dei politici di spicco della minoranza o, sarebbe meglio definire, della “fronda” del partito democratico che non condivide le scelte del segretario Matteo Renzi. Premetto che io non condivido per nulla la condotta della sinistra di questo partito, reputo che la sua opposizione sia pretestuosa e preconcetta perché anche se Renzi oggi li accontentasse domani troverebbero altri pretesti per opporsi. Quasi certamente questa opposizione così accanita, tanto da arrivare perfino alla rottura e all’uscita dai ranghi, penso sia dovuta non a motivi ideali ma a “interessi di bottega”! Comunque ammiro, anche se non condivido, la scelta di Civati che abbandona.

Questo episodio abbastanza marginale nella vita del nostro Paese mi offre l’opportunità di ribadire un concetto espresso da Gandhi che ben si adatta a questo tipo di comportamenti. Uscire, sbattendo la porta, credo sia sempre svantaggioso per la causa che si crede giusto portare avanti. Uscendo da una compagine affermata si diventa un nulla ma soprattutto si priva l’organismo in cui si milita di quella dialettica interna che arricchisce sia chi la porta avanti sia chi la subisce. Il confronto, anche polemico, ma soprattutto il dialogo costruttivo fa crescere e fa emergere sempre la linea vincente.

Questo vale nella politica ma anche nella religione. Se torno indietro nel tempo, agli anni del modernismo, i pur validi sacerdoti quali Don Murri o Don Bonaiuti, che hanno rotto con la Chiesa, sono scomparsi e anche più recentemente, al tempo della contestazione del sessantotto, della purtroppo folta schiera di sacerdoti che per dissenso hanno abbandonato, non è rimasto nulla.

Credo sia una scelta saggia e produttiva impegnarsi e perfino contrapporsi rimanendo però all’interno della struttura in cui si milita. Don Mazzolari ebbe come motto “liberi e fedeli” ed ora, nonostante tutte le difficoltà che ha dovuto superare per l’ostilità patita nella Chiesa, pare si ventili la possibilità di introdurre la causa per la sua beatificazione. Da questa convinzione nasce la linea editoriale de L’Incontro.

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