Incerti del mestiere

La vicenda di questo parroco mi ha costretto a verificare il mio passato nei riguardi dei pericoli che possono incontrare i preti.

Ricordo le mie vicende alla mensa della San Vincenzo a Ca’ Letizia. Non ricordo quanti anni vi ho passato ma sono stati tanti e difficili.

I poveri di un certo tipo non sono “beati” ma di certo aiutano gli altri a diventarlo.

Ricordo un certo Guerrino De Santis, che era veramente terribile, un giorno mi ha tirato un pugno da peso massimo ma per fortuna mi sono scansato in tempo ed egli si è quasi sfracellato la mano sul muro che mi stava alle spalle. Un’altra volta, un altro tipo di cui non ricordo più il nome, mi ha lanciato un sasso di due chili, ma fortunatamente ha sbagliato la mira ed il sasso ha mandato in frantumi una vetrata. Questo “attentato” ha avuto però un lieto fine.

Alcuni anni dopo sua madre mi ha chiesto di fargli il funerale perché prima di morire le aveva chiesto che fossi io a celebrare la sua messa funebre. Un’altra volta poco dopo mezzanotte mi telefonò una giovane sposa di via Piave perché il marito croato stava tentando di sfondare la porta per ucciderla, anche questa volta ebbi fortuna perché, avendo ella telefonato anche ai carabinieri, salii le scale accanto ad un milite con lo schioppo in mano. Non mi sento però per questo né un martire né un eroe e credo che questi si debbano considerare come “incerti del mestiere!”.

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