Che alternativa?

Questa settimana mi sono giunte contemporaneamente due “note” su un problema su cui vado riflettendo da molto tempo, ma che finora non ho ancora risolto nonostante mi sia lambiccato il cervello.

Il problema è questo: pare che i mass media, che sono gli strumenti più determinanti per creare opinione pubblica e modo di pensare, per loro natura, quasi per una legge incisa nel loro DNA, siano portati in maniera assolutamente prevalente ad informare il pubblico sugli aspetti negativi del comportamento umano.

A questo proposito, sull’ultimo numero de “L’Incontro”, la nostra collaboratrice Laura Novello ha scritto, col suo stile estremamente brillante, un pezzo eccezionale. Il titolo dell’articolo è: “Ci siamo persi il telegiornale!” ed inizia così: “Siamo rientrati tardi, ci siamo persi il telegiornale! Sai che cosa ci siamo persi!” A questo punto comincia una raffica di notizie cupe, balorde, negative, dissacranti, senza che ci sia tra esse uno spiraglio di luce, di bontà e di bene.

Le cose stanno veramente così; una volta o l’altra mi verrebbe da metter in fila tutti i titoli di un quotidiano qualsiasi, ne verrebbe fuori una litania quanto mai lugubre ed avvilente.

La signora Laura aggiunge quest’altra nota altrettanto vera: “La televisione ci racconta simili disgrazie come parlasse del costo delle patate.
Non è che ci stiamo facendo l’abitudine e diventiamo tutti dei poveri zombie instupiditi e insensibili, incapaci di scandalizzarci?”.

Sarei tentato di riportare tutto l’articolo perché è così puntuale, intelligente e purtroppo vero!

Quando ero ragazzino i miei preti insistevano di non andare coi “cattivi compagni” per non correre il pericolo di fare come loro, e di non leggere giornali poco attenti alla morale o al bene per non finire di pensare male come loro. A quel tempo a noi aspiranti dell’Azione Cattolica sconsigliavano persino “Il Corriere dei piccoli” e “L’Avventuroso”; solamente “Il Vittorioso” era il settimanale che ci consigliavano perché là finiva per vincere sempre il buono, l’onesto e il generoso. Il discorso sui film era ancora più rigido: guai ad andare a vedere il film “proibito” o persino quello “sconsigliato”!

Ora che sono vecchio ed emancipato ho la sensazione, o forse la certezza che molto del pessimismo, dell’egoismo e del permissivismo della gente dei nostri giorni nasca proprio dalla frequentazione di questi “cattivi compagni” che possono aver nome “Il Fatto quotidiano”, “Il Manifesto”, “Repubblica”, e perfino “Il Gazzettino”.

La seconda nota m’è giunta via e-mail da un certo Pier che pare segua con attenzione scrupolosa “L’Incontro”. Eccovi il testo.

OGGETTO:
PARERI SU L’INCONTRO
Copio da don Armando: Confesso che gli anticorpi che mi provengono dalla meditazione e dalla preghiera precedente, molto spesso fanno fatica a proteggermi dal male che ogni giorno il Gazzettino mi offre, domandandomi per di più ogni giorno un euro e venti.
RISPONDO
Considero che il Carducci vecchio ogni giorno si faceva portare dal nipote il quotidiano, nel quale trovava solo cose storte della società d’allora. Il nipote sempre più preoccupato delle ire desolate dello zio nel leggere, decise con varie scuse di non recapitarglielo più. Da allora ben poco è cambiato in meglio. Preferibile eliminare a priori la delusione occupandosi d’altro.
Concludo: Credo che dovrò ripensare più seriamente al pericolo dei “compagni cattivi” e guardarmi meglio dai “lupi vestiti d’agnello”!

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