Un ulteriore distacco

Oggi ho terminato il mio servizio presso la mia vecchia parrocchia che ho lasciato ormai da dieci anni.

Don Gianni, che è succeduto al mio successore, don Danilo Barlese, essendo rimasto assolutamente solo perché anche monsignor Fabio Longoni, che celebrava tutte le domeniche e pure nei giorni feriali in parrocchia, è stato chiamato a Roma in Vaticano quale esperto della pastorale del lavoro, mi aveva chiesto un aiuto e io, ben volentieri, per circa un anno ho celebrato la prima messa della domenica alle ore 8.

Inizialmente ho provato un certo disagio, da un lato perché influenzato dal detto popolare che non è mai opportuno “tornare sul luogo del delitto” e dall’altro, timoroso di ritornare in una chiesa in cui i miei cari parrocchiani mi avevano conosciuto di certo un po’ più lucido e pimpante di come sono ridotto ora sulle soglie degli ottantasei anni.

Inizialmente dunque mi sono sentito un po’ impacciato e soprattutto mi pareva di conoscere ben pochi dei fedeli che partecipavano abitualmente, ogni domenica, alla Santa Messa (in dieci anni mutano tante cose anche in una parrocchia abbastanza stabile qual è quella di Carpenedo). Poi, pian piano, ho preso dimestichezza, ho avvertito che si stava instaurando un’intesa ed un dialogo seppur silenzioso, tra di noi, tanto che dopo alcuni mesi non solo mi sentivo a mio agio, ma attendevo ogni domenica l’incontro con questa piccola comunità di credenti con cui mi sono unito per camminare assieme verso la Terra Promessa.

A me è sempre capitato così, non mi sono mai piaciuti gli incontri sporadici in cui il prete può fare anche bella figura tirando fuori il meglio del suo “repertorio”. Ad essi preferisco un dialogo che continua, accomuna i cuori, ma pure le idee.

Questa mattina uscirò un po’ più tardi di casa, passerò davanti alla mia vecchia chiesa mandando un caro saluto a lei e alla piccola comunità, specie di anziani, che per più di un anno hanno ascoltato e pregato assieme a me nostro Signore alla prima messa della domenica. Sarà, spero per loro, una felice sorpresa, trovarsi il nuovo celebrante, don Claudio Breda, più giovane di me di almeno trent’anni, sacerdote che ho conosciuto da ragazzo quando accompagnava il vecchio zio, pure sacerdote, che l’ha cresciuto e avviato al sacerdozio.

Anche questo nuovo distacco lo vivo come un ulteriore gesto che mi prepara al passaggio finale. Comunque ringrazio il Signore per il modo con cui, progressivamente e dolcemente, mi taglia i legami che ancora mi legano a questo mondo per poi – come diceva Papa Roncalli – recidere l’ultima gomena perché il vento gonfi le vele per avviarmi all’altra sponda.

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