Cambio al timone della Caritas veneziana

Il solito giornalista ben informato della curia, Alvise Sperandio, ha firmato questa mattina sul Gazzettino un trafiletto con varie notizie sui cambi di incarichi che normalmente avvengono con l’inizio dell’autunno nella Chiesa veneziana.

Ho letto con piacere una notizia che aspettavo da più di vent’anni: il cambio del direttore della Caritas veneziana. Monsignor Pistolato lascia la direzione e gli subentra un diacono permanente che ha appena ricevuto dal Patriarca l’ordinazione diaconale.

Monsignor Pistolato è ormai al vertice della Chiesa veneziana e perciò, molto opportunamente, il Patriarca l’ha sostituito con un uomo nuovo e con più tempo a disposizione. Mi pare ormai un luogo comune la constatazione che la permanenza di una persona, ad esempio un prelato, su un determinato compito, finisca per ingessare l’organismo a cui egli è preposto, mentre si spera che l’alternanza possa vivacizzare un organismo quanto mai importante all’interno della Chiesa, qual è la Caritas.

Io, non solamente perché da una vita mi occupo di questo aspetto vitale della Chiesa, ma soprattutto perché la gestione e la promozione della solidarietà, le ritengo importanti almeno quanto la catechesi e il culto, ho seguito sempre con molta attenzione questo settore della Chiesa; spesso ne sono stato pure un critico che ha tentato di pungolare e proporre, però con ben pochi risultati. Di certo sarà dipeso dal mio fare di inesperto, o forse anche da una divergenza di impostazione e di scelte ideali, fatto sta che attualmente nelle parrocchie l’organizzazione della carità langue quanto mai. Inoltre non mi sono mai accorto dell’esistenza di un progetto globale che metta in rete le varie iniziative rendendole quindi più efficaci nei riguardi dei poveri che hanno diritto di beneficiarne, e più capaci di esprimere il cuore della Chiesa veneziana.

Non conosco assolutamente il nuovo segretario della Caritas, non conosco le sue idee e i suoi programmi, comunque al più presto mi metterò in contatto con lui per fargli conoscere il “Polo solidale” del “don Vecchi”, per ricordargli che esiste una realtà chiamata Mestre, che la carità soprannaturale se non diventa operativa è pura aria fritta e soprattutto per chiedergli un progetto in cui tutte le realtà ed iniziative esistenti siano messe in rete facendo sì che le risposte alle attese dei poveri siano non solamente simboliche, ma reali.

Mi auguro che la conoscenza dell’esistente, delle forze in campo e dei bisogni della nostra gente, facciano sbocciare una sinergia che esalti questa dimensione della nostra Chiesa.

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