I vecchi e la Fede

In genere si pensa che la crisi religiosa investa soprattutto il mondo intellettuale e quello giovanile. Purtroppo le cose non stanno così.

Oggi pomeriggio mi sono recato agli Arzeroni ove sta crescendo molto velocemente la nuova comunità di anziani. A dieci giorni dall’apertura del “don Vecchi 5”, delle 64 suites per anziani ben quaranta sono state prenotate; è stato firmato il contratto di comodato gratuito e ogni giorno si avvicendano i furgoni che portano i mobili per arredare i nuovi alloggi per anziani “in perdita di autonomia”.

A questo proposito mi permetto di aprire una parentesi: lo si voglia o no, non è solamente dopo i settant’anni che comincia e cresce sempre più veloce il declino. Oggi va anche bene, ma ai tempi di Dante si pensava che la fase discendente della vita iniziasse al compimento dei 35 anni. Infatti l’Alighieri scrive nella Divina Commedia: “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” e tutti i commentatori fissano il valico verso la vecchiaia attorno ai 35 anni. Comunque al “don Vecchi 5” ho trovato, si, i soliti deambulatori e le carrozzine, ma pure un contorno di figli, nipoti ed amici che, un po’ per curiosità di conoscere questa struttura assolutamente innovativa e un po’ per tirar su il morale dei loro anziani appena trapiantati, rallegravano con la loro presenza la grandissima hall d’ingresso.

Alcune anziane hanno approfittato per vantarsi di conoscermi ormai da una vita; altre, forse pensando di farmi contento, mi hanno chiesto se si faceva la messa. Comunque mi ha particolarmente colpito la presentazione che una giovane signora dal volto caro e pulito, mi ha fatto di sua madre: «Don Armando, le presento mia madre che è assolutamente atea». Sua madre non reagì più di tanto, anche perché era frastornata dalla novità e dall’andirivieni di tanta gente. Sembrava quasi che questa ragazza, certamente buona e religiosa, cogliesse al volo l’occasione perché un prete si prendesse a cuore la situazione particolare di sua madre.

Chiesi a questa anziana signora, per metterla a suo agio, dove abitava prima e che professione avesse esercitato. Mi rispose che per tutta la vita aveva fatto l’ostessa, vendendo “ombre” a quelli di via Pasqualigo. Il discorso è morto là perché non era certo il momento e il modo per affrontarlo. Mi auguro che la nostra testimonianza d’affetto e di attenzione nei suoi riguardi la possa aiutare a livello spirituale ad aprirsi all’amore del Padre.

Molti anni fa mi ero illuso che gli anziani accolti con amore nei nostri Centri facessero diventare il “don Vecchi” una specie di convento o di comunità religiosa. Ben presto però sono stato disilluso. La carità è un dono gratuito, non deve neppure a livello religioso aspettarsi dei ritorni. Incontrando la vecchia signora mi venne in mente un titolo, “Le chiavi del Regno” di Cronin, in cui si predica non solo l’assoluto rispetto per le scelte altrui, ma si ribadisce che “le chiavi del Regno” non le possiede soltanto la Chiesa.

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