Difficili mediazioni

Spigoloso ed irruento lo sono sempre stato fin dalla nascita. Forse un senso di istintiva timidezza mi rende fortemente reattivo e tendenzialmente duro nelle prese di posizione. Non sarei assolutamente stato adatto ad entrare nella diplomazia vaticana!

Accanto a questa istintiva emotività, si aggiunge il fatto che non so usare circonlocuzioni, i miei discorsi vanno subito al sodo e le mani le tengo ben nude, non sapendo usare e non sopportando guanti di velluto.

Ebbene pur in questa condizione d’ordine caratteriale e psicologico il mio mestiere mi impone fatalmente di mediare fra persone, gruppi e movimenti che molto spesso confliggono per motivi futili e marginali.

Quello della mediazione è uno dei compiti più frequenti e più difficili per me! Speravo che la pensione mi avesse collocato in un limbo di pace e di tranquillità; invece no, ci sono dentro fino al collo!

La fondazione che gestisce il don Vecchi e la parrocchia che ne è proprietaria spesso e volentieri si trovano in posizioni che avrebbero assoluto bisogno di dialogo, di pazienza; cose che proprio non posseggo. Il volontariato, che occupa uno spazio considerevole, anzi preminente nell’ambiente in cui vivo, è costituito da un mondo irrequieto, che non è condizionato dallo stipendio, dalla carriera e spesso la gente che ha fatto questa scelta non è stata determinata da motivazioni alte e sublimi, ma forse da motivi meno nobili quali la speranza di vincere la noia e di passare il tempo. Questo è un altro mondo che mi da del filo da torcere e che spesso turba i miei sonni.

Leon Blois ha scritto che l’unica porta di sicurezza che egli conosce per uscire da questi conflitti è la santità.

Condivido fino in fondo il parere, ma il guaio è che la porta della santità è una porta assai difficile da aprire e da superare!

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