Fede e ragione

Uno dei grandi problemi che hanno tormentato la coscienza dei credenti responsabili e dei laici onesti soprattutto nel passato, è stato “Il rapporto tra fede e ragione”. Il problema è presente anche oggi, ma a me pare meno violento, meno astioso, anzi più corretto, rispettoso e nobile tra i rappresentanti più intelligenti e più onesti delle due sponde opposte.

Di certo questo discorso non può essere affrontato correttamente e con qualche risultato tra bigotti o credenti esaltati da una parte e dall’altra atei militanti faziosi e in cerca di battute ad effetto, o motivazioni che giustificano una condotta amorale.

Ultimamente ho letto lo scambio di opinioni tra Scalfari e il cardinal Martini e lo stesso giornalista e papa Francesco e ne sono rimasto edificato per la pacatezza, il rispetto e lo spirito di comprensione e di ricerca che ho avuto modo di cogliere tra i “contendenti”. Ora sto completando la lettura di uno scambio epistolare tra Umberto Eco e lo stesso cardinal Martini e vi trovo lo stesso garbo, spirito di ricerca, rispetto e comprensione reciproca. Se il dialogo e il confronto avvenisse sempre con questo stile, sono portato a pensare che ne risulterebbero arricchiti gli uni e gli altri.

Per quanto mi riguarda personalmente mi sono sempre rifatto ad una sentenza che penso ci sia stata offerta dalla “scolastica”, ossia da san Tommaso d’Aquino: “Credo ut intelligam et intelligo ut credam”. Il senso di questa affermazione credo sia pressappoco questo: “Tento di indagare, di cercare e ragionare per dare supporto e giustificazione alla mia fede e uso la fede per giungere oltre la mia comprensione del mistero in cui sono immerso”.

Su questo assioma poggia la mia testimonianza di cristiano e di sacerdote; questo vale per la mia vita personale, ma vale pure per il mio impegno pastorale nei riguardi dei fedeli, degli agnostici e pure dei non credenti che incontro sul mio cammino. Tutto questo tento di viverlo con umiltà e con rispetto, specie nei riguardi della fragilità dei semplici e delle persone con poca cultura, però questo è il filo conduttore del mio pensare e del mio agire.

Fatta questa affermazione, debbo pur confessare che ogni mia professione di fede passa per un crogiolo di domande, di verifiche, spesso faticoso e sofferto, però mi guardo bene dal vendere fumo o “articoli” della cui bontà non sono convinto. Sono quindi portato a scartare in partenza rivelazioni, apparizioni e pratiche che sanno di portento o di facile miracolo.

Quanto sono convinto della creazione, della paternità di Dio, del suo dialogo con le creature, altrettanto rifiuto tutto quello che sa di magico e talvolta perfino di miracoloso viene fatto passare come pensiero di Dio. Lascio volentieri ad altri farsi propagandisti di paccottiglia religiosa, perché il Dio in cui credo è un Dio serio e non da baraccone.

03.07.2014

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