Potenzialità

Io ho frequentato il liceo classico nel seminario di Venezia. Il programma che si svolgeva nei cinque anni del classico era pressappoco uguale ai programmi dei licei statali eccetto una variante per quello che riguardava la filosofia. Mentre nella scuola statale questa materia tratta della storia della filosofia e perciò l’insegnante propone agli studenti il pensiero dei vari filosofi, in seminario studiavamo, oltre la storia della filosofia, anche la cosiddetta “scolastica”, ossia il pensiero di san Tommaso d’Aquino, sommo pensatore della Chiesa.

Facevano parte di questa materia, se ben ricordo, la logica, ossia l’analisi del pensiero che offriva l’iter per arrivare alla verità; la teodicea, ossia lo studio razionale dell’esistenza e della natura di Dio.

Era mio insegnante allora mons. Vecchi, laureato all’Università Gregoriana di Roma su questa materia. Ricordo che a proposito dello studio della logica, talvolta gli piaceva darci degli esempi di sillogismo (ossia, da premesse certe, giungere ad una conclusione razionale), oppure il sofisma che invece, partendo da premesse ambigue portava a conclusioni assolutamente erronee.

Ricordo ancora un discorso apparentemente logico che ti faceva arrivare però ad una conclusione assurda. Diceva così: “L’uomo possiede tutto quello che non ha perduto, tu non hai perduto la coda, quindi sei un uomo con la coda”. Questo è un sofisma.

Mi sono ritornate alla mente queste lontane reminiscenze avendo pubblicato, qualche tempo fa, una splendida affermazione di Mark Twain che dice: “Date ad ogni giorno la possibilità di essere il più bello della vostra vita”. Questa affermazione mi ha riportato al discorso sulle potenzialità che sono parte vera ed integrante di ogni essere, anche non immediatamente paregibile…

Ci chiedeva ancora il nostro vecchio insegnante di filosofia, indicandoci un blocco di marmo: «Cos’è questa cosa?». «E’ un blocco di marmo», noi rispondevamo. Al che egli ribatteva che quel marmo era molto di più e di meglio di quel materiale freddo e inerte, perché da esso Michelangelo aveva fatto emergere la splendida “statua dei Prigiani”. Le potenzialità inerenti ad ogni realtà sono pressoché infinite, sta all’uomo far emergere da esse il meglio che in esse è insito.

Tornando a Mark Twain, che rivendica il diritto di ogni giorno di essere il più bello della vita, sta a noi di non lasciare i nostri giorni monotoni, insignificanti e meschini, ma farne sprigionare le più belle potenzialità. Per far questo ci vuole però estro, fantasia, buona volontà e impegno.

Gli idealisti affermano che il creato lo inventiamo noi. In fondo in fondo non hanno tutti i torti. “Inventiamo” quindi un mondo bello!

30.06.2014

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