Mattia

Qualche giorno fa ho celebrato la messa dell’apostolo San Mattia perché ricorreva il giorno della sua festa. La prima lettura era tolta dagli Atti degli Apostoli.

Tutti, o perlomeno molti, sono a conoscenza che il Vangelo di san Luca è quello che si sofferma maggiormente sull’infanzia di Gesù, ma è pure il Vangelo che da un punto storiografico è il più ben strutturato e documentato e questo perché san Luca, essendo medico di professione, forse aveva una preparazione culturale superiore a quella degli altri apostoli. Ebbene Luca, negli Atti degli Apostoli documenta la storia della comunità cristiana delle origini e tra l’altro descrive come è avvenuta l’elezione ad apostolo di Mattia.

Avendo Giuda tradito, gli apostoli furono del parere che quello che poi sarebbe stato chiamato il “collegio apostolico” avrebbe dovuto essere composto da 12 apostoli. Gesù infatti aveva scelto dodici membri e perciò decisero che uno dei discepoli dovesse prendere il posto del traditore.

Scelsero due discepoli di fede provata, invocarono lo Spirito Santo ad assisterli e poi tirarono a sorte per vedere quello che dei due candidati, Basalba e Mattia, il Signore avesse scelto. La sorte cadde su Mattia ed egli fu nominato apostolo.

Non so perché, però questa operazione per scegliere il successore di Giuda mi è parsa un po’ strana e vicina alla cabala piuttosto che alla saggezza. Ho pensato che fosse strano che il buon Dio si avvalesse dei dadi per scegliere un apostolo.

Questa riflessione mi portò a pensare che soprattutto nel Medioevo si affidava al cosiddetto “giudizio di Dio” la decisione per appurare una certa verità. Ad esempio se un indiziato per qualche colpa riusciva a fare un percorso sui carboni ardenti voleva dire che Dio l’aveva aiutato perché era innocente, se invece cadeva nel fuoco ciò era indice che il Signore affermava la sua colpa.

Conclusi con un po’ di supponenza intellettuale che questo modo di ragionare apparteneva ad un fideismo insensato e ad una cultura ancora primitiva. Ma poi, ripensando ancora più a fondo, mi rifeci al proverbio popolare “non si muove foglia che Dio non voglia” che mi pare, tutto sommato, sensato e soprattutto ricco di fede, semplice ma autentica. Se la realtà del cosmo è regolata dal sapiente disegno di Dio, ogni evento, ogni esperienza umana risponde ad una logica che spesso non mi è dato di capire, ma che certamente si rifà al disegno di Dio.

Tante volte nel passato ho tentato di interpretare in maniera positiva fatti che apparentemente sembravano del tutto casuali, ma che invece dovevano far parte di un disegno provvidenziale con cui il Signore mi indicava una strada, mi mandava un messaggio per il mio bene. Ora di frequente, in simili occasioni, tento di dare un’interpretazione positiva ad eventi lieti o tristi e pur non pretendendo che la lettura che ne do valga per tutti; a livello personale trovo questo discorso quanto mai vantaggioso.

Se Mattia è diventato apostolo per il modo con cui è caduto un dado, perché non dovrebbe essere così anche per me?

21.05.2014

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