San Marco e i Veneti

Da una ventina di anni pare che il Veneto stia recuperando la consapevolezza di essere un popolo con una storia illustre, con una cultura quanto mai significativa, con un patrimonio artistico inestimabile e con delle tradizioni che vanno riscoperte perché belle e intonate alla sensibilità della nostra gente.

Onestamente credo che gli interventi della Lega, che pur per molti aspetti si è dimostrata rozza, spesso egoista e sprezzante di altre regioni, tutto sommato, e forse nonostante tutto, sono riusciti a ridestare la consapevolezza della nostra identità ed hanno liberato questa coscienza da discorsi formali, sclerotici e pieni di una retorica inconcludente.

In questi ultimi anni poi, i cosiddetti “venetisti” han ribadito ed approfondito queste tensioni e anche se con qualche manifestazione velleitaria, farsesca e teatrale, hanno rattizzato questi sentimenti che rimanevano languenti sotto la cenere di mille problemi di sopravvivenza.

La trovata del referendum on-line, con quel risultato plebiscitario, per molti motivi sorprendente, mi pare abbia denunciato il bisogno del recupero del meglio della civiltà dei Veneti, che ha come punto di riferimento naturale Venezia, l’incantevole perla della laguna e della “Serenissima Repubblica”, come modello di buon governo, di efficienza amministrativa e soprattutto di capacità di produrre ricchezza.

Non mi voglio però addentrare in questo discorso su cui sono poco aggiornato e di cui non condivido appieno le tesi dei movimenti locali di ordine separatista e, peggio ancora, di marcato egoismo nei confronti di regioni meno evolute culturalmente e meno abituate all’impegno, alla legalità e all’autonomia amministrativa. Io sono, a scanso di ogni equivoco, favorevole a forme di autonomia, ma caratterizzate da una forte valenza solidale. Non mi dispiacerebbe se ogni città, e perfino ogni piccolo borgo, curasse il suo volto specifico, amasse e potenziasse la propria cultura e le proprie tradizioni, senza tuttavia mettere in discussione la solidarietà nei riguardi di altri gruppi sociali.

Per me è tempo che ognuno innalzi sui pennoni delle piazze del suo paese la bandiera che ama, coltivi le proprie tradizioni, metta in luce la propria cultura, però rispetti gli altri e collabori con loro per il benessere e la dignità di tutti.

In occasione della festa di San Marco ho avvertito quest’anno più che mai l’urgenza e il bisogno di fare il punto su queste problematiche per non arrischiare di ubriacarmi di sogni impossibili o di non prendere coscienza di questa istanza all’autonomia che dalla richiesta di pochi storicamente nostalgici della gloria del passato, sta salendo alla coscienza di molti fra la nostra gente.

30.04.2014

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