Declino inarrestabile

In questi giorni “Il Gazzettino” è ritornato più volte sul discorso dello stadio perché il russo che si è offerto di costruire un nuovo stadio in quel di Tessera s’è spazientito per l’indecisione e la lentezza del Comune di Venezia ed ha minacciato che se non si arriverà all’autorizzazione entro tempi strettissimi, ritirerà definitivamente la sua offerta.

Questo stadio è una vecchia storia. I due stadi esistenti, il “Penzo” di Venezia e il “Baracca” di Mestre, sono piccoli, fatiscenti ed inadeguati, pari neppure a quelli di Preganziol o di Campagna Lupia. E’ vero che le squadre di calcio di Venezia-Mestre sono ben lontane dall’essere squadre meritevoli di un’opera moderna, però la popolazione sportiva delle due città da almeno mezzo secolo reclama uno stadio adeguato.

Ricordo una scenetta spassosa alla quale ho assistito almeno cinquant’anni fa durante un incontro su questo argomento al Laurentianum di Mestre. Uno dei miei giovani scout, che ora è in pensione ormai da quasi dieci anni e che da sempre ha praticato l’atletica leggera, durante l’incontro alzò la mano per chiedere la parola; poi, adottando lo stile degli imbonitori da fiera di paese che reclamizzano gli articoli da vendere, cominciò il suo intervento al ribasso: «Non potete farci uno stadio da centomila, fatecelo pure da ottanta. Non è possibile da ottanta? Scendiamo a cinquanta… e via di seguito finché si ridusse a chiedere uno stadio da mille persone, purché lo si facesse.

E’ passato mezzo secolo. Massimo Di Tonno, che fu il piacevole protagonista di questa scenetta spassosa, ormai non è più giovane e penso che sia più preoccupato delle case di riposo che dello stadio, ma il nostro Comune lumaca, ancora una volta corre il rischio di perdere anche l’ultima occasione dopo aver perso quella della torre Lumière, del carcere e di non so quante altre opportunità.

Sono arrivato alla conclusione che il declino di Venezia, cominciato con la scoperta dell’America – scoperta che ha cambiato le rotte del commercio mondiale – si sta concludendo ai nostri giorni con il degrado della città, con l’acqua alta, l’illusione di essere ancora la “regina dei mari” e l’inefficienza dei nostri amministratori.

“Povera Venezia, si bella e perduta!”. Ormai sul ponte sventola da decenni la “bandiera bianca” della resa senza neppure l’onore delle armi!

14.01.2014

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