Femminilità

Dice una massima popolare “Tanto tuonò che piovve!” L’arco della mia vita ha avuto inizio negli anni trenta del secolo scorso e, naturalmente, si avvia a conclusione all’inizio di questo terzo millennio; perciò ho assistito o, meglio ancora, ho partecipato alla fase cruciale e quasi conclusiva della emancipazione della donna.

Ho conosciuto le “donne della penombra” del secolo scorso, ho seguito il loro uscire tormentato dalla prigionia del bozzolo e il loro mettere le ali alla fine del novecento e quindi vedo con ebbrezza ed ammirazione la farfalla che oggi si alza bella e leggera sulla nostra società.

La donna di questi ultimi anni, dopo i sussulti disordinati e spesso sguaiati del femminismo di soltanto un decennio fa, è emersa a tutto campo nel mondo economico, professionale e soprattutto politico. Il fatto che la politica tenga banco sui giornali e nella televisione, ci ha dato modo di constatare, con una certa sorpresa – soprattutto per la gente della mia età – che il mondo rosa che un tempo era definito tale non so se per cavalleria o per compassione, è emerso e si è affermato in maniera quanto mai decisa. Ormai in tutti i partiti è emersa, quasi dal nulla, una fitta schiera di giovani donne intelligenti e preparate, se si eccettua qualche reperto del passato, quali la Bindi, la Camusso o la Finocchiaro che, pur non rinunciando all’avvenenza, sono diventate delle vere protagoniste della politica. Mi fa veramente piacere che nell’industria, nel commercio e nella politica sia arrivato questo soffio di leggiadria femminile che sta donando un contributo specifico delle risorse dell'”altra metà del mondo”.

Qualche giorno fa ho visitato il cantiere del “don Vecchi 5”, ove sta crescendo a vista d’occhio la nuova struttura che, in linea con i tempi, è stata progettata da tre “architette” giovani, avvenenti e quanto mai agguerrite a livello professionale: Giovanna Mar, Francesca Cecchi ed Anna Casaril. Non so se il fascino di queste giovani donne abbia influenzato anche questo prete, vecchio e perdipiù scapolo, ma sta di fatto che ho avvertito, nelle linee e nella struttura del fabbricato, un tocco di leggiadria che renderà di certo tanto più dolce e più caro l’abitarvi.

Ho avuto la sensazione che questa casa, destinata agli anziani più fragili, sarà non solamente adeguata alle loro particolari condizioni di vita, ma offrirà pure quel tocco di calore umano e di clima familiare che solamente quelle che un tempo erano chiamate “gli angeli del focolare” hanno sempre dato e ancora sanno dare, prima che per professionalità, per un istinto di natura.

Per gli altri Centri ho sempre deciso io l’arredamento; per questo, avverto che perlomeno dovrò chiedere un consiglio a queste donne, perché non strida con la poesia e l’amore che hanno dato volto alla loro “creatura”.

18.12.2013

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