Competizione o guerra

Io non sono un grande sportivo e, meno ancora, un fanatico di qualsiasi sport, però talvolta seguo con qualche interesse le gare di ciclismo, quelle di atletica leggera e perfino gli incontri di box. Mi piace la competizione, lo sforzo di superare se stessi, perché la ritengo una prova che l’uomo ha delle meravigliose potenzialità che potrebbero diventare “ricchezza” per tutti se fatte emergere da quella ricca e profonda “miniera” che è il cuore e lo spirito di ogni persona.

Lo sport, che esige sempre disciplina, allenamento, fatica e coraggio, diventa per me motivo e stimolo per prendere coscienza che l’onestà, la generosità, l’altruismo, la solidarietà e – diciamo pure – la santità, esigono una ascesi continua, anche se faticosa. Confesso che sarei più felice se gli uomini del nostro tempo si impegnassero, a riguardo dei valori umani, con lo stesso rigore con cui gli atleti faticano tanto per guadagnare qualche decimo di secondo per vincere le gare sportive.

Dello sport, inoltre, mi piace soprattutto il fatto che gli atleti, pur spremendo ogni energia per vincere l’avversario, dopo la gara quasi sempre si trattano da amici. Porto nella memoria il bel gesto di Bartali e Coppi che sul Pordoi si sono scambiati la borraccia dell’acqua. Mi commuove e mi edifica quando dopo un match di box, in cui due pugili se le sono date di santa ragione, alla fine del combattimento si abbracciano come se non avessero ricevuto i fendenti l’uno dell’altro.

Mi spiace, mi addolora e mi delude, che la stessa cosa non avvenga mai in politica. Comprendo che lo scontro di idee possa essere talvolta forte e duro, ma non riesco ad accettare che quasi sempre i politici non si comportino da avversari ma, troppo spesso, da nemici, non risparmiandosi quasi mai l’insulto, la totale sfiducia, il rancore, lo spirito di odio e di vendetta che li rende poveri e meschini più degli uomini comuni, visto che essi sono spessissimo dotati di intelligenza particolare.

Le recenti vicende di Berlusconi, del PD, dei “Cinque stelle” e della Lega, mi hanno offerto uno spettacolo meschino e deludente. Non saprei proprio chi salvare!

La passione politica spesso è un fatto irrazionale, come quasi sempre è irrazionale fare il tifo per la Juventus piuttosto che per il Milan, ma comprendo di più il folklore e le battute colorite delle “curve”; condanno però, senza scuse, chi s’approfitta delle competizioni sportive per dar sfogo agli istinti più bruti, così non riesco a comprendere, anzi provo disprezzo, per chi si serve della politica per scopi interessati e lo fa con livore e cattiveria nei riguardi degli altri.

18.09.2013

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