Niente di nuovo sotto il sole – “parroci” a sovranità limitata

Ho letto recentemente su “Gente Veneta”, il settimanale della nostra diocesi, un articolo in cui si dice che si tenterà di risolvere il problema della carenza di clero, in particolare si parla della difficoltà delle parrocchie attuali di farsi carico della complessità delle problematiche pastorali odierne. In pratica si dice che moltissime parrocchie sono troppo fragili per affrontare da sole alcune problematiche, quali, ad esempio la preparazione al battesimo, al matrimonio, l’educazione degli adolescenti, la gestione dell’informazione e della proposta cristiana attraverso i mass media, ecc. ecc.

Il problema è assolutamente reale oggi, e domani sarà ancora più grave: le microparrocchie alle quali si è puntato mezzo secolo fa sono ormai improponibili. Ora pare che dovremo puntare a grosse parrocchie assistite da una comunità sacerdotale guidata da un sacerdote con carisma. Questa è, per me, la soluzione più valida, mentre pare che la soluzione su cui si va riflettendo sia una aggregazione solidale di più parrocchie in cui ognuna metta a servizio delle altre le sue risorse più qualificate ed efficienti.

Mi auguro di tutto cuore che si trovino soluzioni tecniche che permettano queste osmosi di risorse qualificate. Il problema è reale, ed altrettanto reale è l’urgenza; temo però, da quanto ho capito, che la soluzione sia piuttosto velleitaria.

Già cinquant’anni fa a San Lorenzo, con monsignor Vecchi avevamo capito l’urgenza di una nuova impostazione pastorale per affrontare seriamente le esigenze di una parrocchia vasta ed eterogenea qual’era quella del Duomo. S’era quindi progettato di suddividere la parrocchia in quattro comparti religiosi che facessero riferimento: 1 – al Duomo, 2 – ai Cappuccini, 3 – a San Girolamo, 4 – alla Salute. Si pensava a quattro sacerdoti che curassero ognuno la propria zona, mettendosi pure a disposizione per problemi o per esigenze particolari; parroci non totalmente autonomi, guidati da un sacerdote capofila.

Monsignore ha promosso questa soluzione, però non è riuscito assolutamente a convincere i sacerdoti ad accettare questo servizio con autonomia limitata e con disponibilità ad una solidarietà verso le altre zone pastorali che componevano la parrocchia. Il progetto dunque fallì mezzo secolo fa.

Ora sono mutati i tempi, però credo che se non ci sarà un “governo forte” con idee molto chiare, con un progetto realistico e con grande determinazione ad “imporlo”, ben difficilmente si otterranno migliori risultati, nell’illusione che tale progetto si realizzi solamente per scelte solidali spontanee.

Per me oggi vale la macroparrocchia suddivisa in zone pastorali facenti capo ogniuna ad un sacerdote per la pastorale ordinaria di presidio, però con a capo un parroco leader responsabile dell’intera comunità, parroco che utilizzi al meglio i sacerdoti componenti la comunità sacerdotale e sostenuto in maniera decisa dal “governo diocesano”.

Ci vorranno forse anni per costruire questa nuova cultura pastorale che deve valere sia per i sacerdoti che per i frati e i laici impegnati, però non vedo altra soluzione praticabile.

02.08.2013

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