Una “fiammella” per ciascuno

San Luca, negli atti degli apostoli, ha dovuto ricorrere alla fantasia per descrivere un evento squisitamente spirituale e quindi impercettibile attraverso i nostri sensi, quale fu la Pentecoste, e lo fa in maniera veramente magistrale. Immagina che un vento impetuoso, una specie di tornado, scuota le mura della casa ove sono riuniti gli apostoli e che appaia agli occhi degli ospiti, sgomenti di fronte a questo fenomeno, un globo di fuoco che si suddivide in tante fiammelle, le quali vanno a posarsi sopra la testa di ognuno dei discepoli che si trovavano nel cenacolo in attesa dell’evento promesso più volte da Gesù, ma che per loro era inimmaginabile come si sarebbe avverato.

Credo che in realtà si sia trattato di una illuminazione interiore che abbia fatto capire loro che non potevano rimanere ulteriormente chiusi in se stessi, ma che era doveroso ed urgente donare anche ai loro concittadini la bella notizia della Paternità di Dio, della dignità di ogni persona e soprattutto la conferma che lo struggente bisogno dell’uomo di avere felicità, verità, amore e vita, ha una risposta positiva.

San Luca non trova di meglio che descrivere questo evento quanto mai importante attraverso una sceneggiatura che coinvolge e fa intuire anche a noi che impatto e che effetti produce nelle coscienze lo Spirito di Dio.

Anche per la Pentecoste di quest’anno ho partecipato a questo evento grandioso che ha coinvolto anche la nostra piccola comunità la quale ha atteso e ricevuto con me lo Spirito Santo nella povera chiesa del cimitero. Mentre abbiamo vissuto questo evento durante l’Eucaristia, ho avuto la sensazione che il “globo di luce” si sia suddiviso in duecento, trecento fiammelle – quanti eravamo riuniti in chiesa – e che si siano posate sopra ogni testa dei presenti: Dio che entra nel cuore sotto l’aspetto di una luce, ossia della verità e dell’amore. Questa immagine mi ha accompagnato per tutti i giorni seguenti.

La Pentecoste di quest’anno mi ha fatto prendere maggiore coscienza che ogni creatura che incontro sulla mia strada possiede una particella di Dio, nessuno escluso, e così nessuno è tanto misero da non avere dentro di sé una “porzione di Dio”. Ogni incontro può offrirmi questo splendido dono e i termini “lontani, atei, miscredenti, senza Dio” e quant’altro, sono solamente una invenzione di chi non crede in Gesù. Ogni creatura quindi ha una porzione di quella verità e di quell’amore che mi manca e di cui ho bisogno.

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