Recupero dell’angelo custode

Nel periodo liturgico che precede l’Ascensione e la Pentecoste, la Chiesa offre alla riflessione dei fedeli, durante le messe, testi dell’evangelista san Giovanni che parlano delle raccomandazioni e delle promesse che Gesù fa ai suoi discepoli prima di “ritornare al Padre”.

Alcuni giorni prima della festa dello Spirito Santo mi ha positivamente impressionato una accorata preghiera che Gesù rivolge al Padre perché assista i suoi apostoli: «Padre santo, custodisci nel Tuo nome coloro che mi hai dato». Gesù si sentiva responsabile personalmente dei suoi amici e quindi rivolge a Dio la sua preghiera perché non abbiano a perdersi.

Commentando il testo sacro alla quarantina di fedeli che partecipano alla santa messa feriale, dissi che capita spesso anche a noi di non avere la capacità di aiutare persone alle quali vogliamo bene, ma ci sentiamo impotenti di porgere aiuto. Sviluppando questo pensiero, dissi che quando avvertiamo questa impotenza, possiamo in ogni caso rivolgere una preghiera a Dio perché Egli “che conosce i reni e il cuore” dei suoi figli, intervenga e faccia quello che noi vorremmo fare, ma non ci riusciamo.

Per associazione di idee, mi venne in mente una confidenza fatta a noi chierici dal patriarca Roncalli, poi diventato Giovanni XXIII. Il cardinale Roncalli, appena finita la guerra, da nunzio apostolico in Bulgaria fu trasferito a Parigi, sede ben più importante. In qualità di rappresentante di tutto il corpo diplomatico, toccò a lui il compito non facile di tenere il discorso di fronte al generale De Grulle, che di grandeur ne aveva fin troppa.

In quel tempo tra il generale e la Santa Sede c’era una questione bollente perché il presidente pretendeva che una sessantina di vescovi – che secondo lui si erano compromessi con il governo del generale Pétain, filotedesco, fossero allontanati dalle loro diocesi. Il cardinale, che in questo clima di estrema tensione doveva prendere la parola, ci raccontò che, assai preoccupato, pregò con fervore il suo angelo custode perché “prendesse contatti” con quello di De Gaulle perché – soggiunse il cardinale – così sarebbe stato più facile la comprensione tra i loro “assistiti”.

Noi chierici, curiosi, domandammo al Patriarca: «E com’è andata?». «Bene!!» ci rispose, come se la cosa fosse assolutamente scontata.

Oggi, fresco di questo ricordo, sono ricorso anch’io al mio angelo custode per un’operazione del genere. Non mi è andata però bene, comunque ritenterò, perché sono convinto che la preghiera con “destinazione definita” sia comunque efficace.

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