La crisi economica ha raggiunto anche i preti

Da quando ho raggiunto una certa maturità – si parla di venti, trent’anni fa – ho fatto il proposito di non leggere mai le notizie di cronaca nera, le notizie scandalistiche o comunque gli articoli dei quotidiani che riportino titoli ad effetto. E questo perché essi sono perditempo e inducono ad avere una mentalità frivola e marginale. Talvolta però, quando le notizie riguardano “la mia categoria” o le realtà di cui mi occupo, allora mi lascio “indurre in tentazione”.

Qualche tempo fa un titolo a quattro colonne comparso sul Gazzettino nelle pagine regionali, diceva che la crisi economica aveva raggiunto anche i preti e questi stavano prendendo provvedimenti per arginare gli effetti negativi.

Come sempre, i giornalisti che hanno bisogno di avere qualche notizia che sia fuori mazzo dagli eventi normali, riportava notizie di un parroco che apriva la chiesa solamente alla domenica per risparmiare sul riscaldamento; di un altro che denunciava che le offerte della questua erano diminuite di più di un terzo; di un altro ancora che aveva dovuto rinunciare alla perpetua pure a part-time!

Di certo ci saranno pure dei casi così, di certe realtà in cui c’è qualche sofferenza, comunque oggi tutti i preti hanno uno stipendio garantito che si rifà alla paga medio-bassa degli operai, perciò possono campare come fan tutti, anzi leggermente meglio non avendo moglie, figli ed affitto da pagare.

Per quanto riguarda la parrocchia, sono convinto che per “chi lavora realmente” le cose non vadano peggio e per chi poi è impegnato a prodigarsi per i poveri, la gente non lasci loro mancare ciò di cui hanno bisogno.

Di certo credo che la crisi suggerisca in maniera più efficace della Quaresima: una vita sobria e impegnativa, meno spreco per automobili, meno perditempi col computer, meno porte chiuse e più disponibilità “fuori orario”.

Credo che se anche la crisi non è stata provocata dai preti, essi debbano essere in prima fila per combatterla e per non permettere che i più deboli vi soccombano.

Per quanto mi riguarda, devo dire che la gente continua ad aiutarmi come prima, anzi più di prima, però mi ritengo “assunto a tempo pieno”, anzi con estrema disponibilità a fare “gli straordinari” e a passare ai poveri quello che san Basilio dice di proprietà loro, perché tutto quello che è superfluo ad una vita sobria è certamente di chi ha bisogno, non mio.

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