Il contrappeso

Qualche giorno dopo l’incontro col Patriarca e i colleghi al “don Vecchi”, ho avuto modo di partecipare alla riunione del consiglio di amministrazione della Fondazione, che mi ha “ricaricato” di sogni, progetti, coraggio e di ottimismo.

Il consiglio di amministrazione della Fondazione si riunisce ogni due settimane ed è diretto da don Gianni, il giovane parroco di Carpenedo che sprizza scintille. A sentire questo prete, pare che nella vita non ci siano ostacoli o, quando si incontrano, sembra che faccia parte del gioco saltarli senza esitazione e senza paura, che anzi eccitino a pigliarli di petto.

Il Comune, dopo la sua resa di darci l’area di viale don Luigi Sturzo per l’opposizione di qualche cittadino tutto preoccupato del proprio benessere e per nulla attento e disponibile al bisogno degli altri, ci ha proposto l’assegnazione, in diritto di superficie, di un’altra area praticamente interclusa e gravata da un’infinità di problematiche a livello catastale e di legami legali. Anche le persone più coraggiose, di fronte a quella tela di ragno, avrebbero desistito, mentre don Gianni, con pazienza certosina e fine abilità, ha dipanato quella matassa quanto mai imbrogliata. Ma i suoi collaboratori diretti, il ragionier Rivola, il geometra Groppo e il geometra Franz non sono da meno. Lanfranco Vianello, pure lui consigliere, e il sottoscritto, invitato per cortesia, si sono riservati la funzione di pungolare questi “cavalli di razza”.

L’ultima riunione del consiglio mi ha, più che entusiasmato, letteralmente galvanizzato. E’ stato appena approntato il progetto e reperito il relativo finanziamento, mentre non è ancora partito il cantiere del “don Vecchi 5”, la struttura pilota per anziani in perdita di autosufficienza, che già s’è posto sul tavolo un ventaglio di proposte per una nuova struttura d’accoglienza per i mariti divorziati, i disabili che cercano una vita autonoma ed un ostello per operai ed impiegati fuori sede.

Mentre ascoltavo, deliziandomi, questo fuoco di artificio di progetti di persone che non temono il futuro, ma anzi lo sfidano e ne vanno all’assalto, m’è venuto da pensare che se il Patriarca fosse capace di reclutare una cinquantina di persone del genere che, nonostante la famiglia e la professione, sono disposte ad impegnarsi come volontarie per l’aiuto ai cittadini più fragili, potrebbe dormire sonni più tranquilli.

In passato ho letto una preghiera in cui si chiede al Signore di mandare “uomini folli” per salvare il nostro mondo. Io proporrei che alle preghiere dei fedeli se ne aggiungesse, in tutte le parrocchie e in tutte le messe, una per ottenere anche “preti folli” perché di prudenti, pii, equilibrati e benpensanti ne abbiamo fin troppi, nonostante la carenza del clero.

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