Santa Lucia

I miei amici sanno che ho una sorella che si chiama Lucia. Mia sorella, dopo aver passato una vita, come infermiera, nel reparto di oculistica dell’ospedale Umberto I di Mestre, ai tempi del professor Rama, si dedica anima e corpo ad un piccolo ospedale del Kenia, all’interno della sconfinata savana, spesso brulla per il sole e talvolta verde e fiorita quando arriva la stagione delle piogge.

Lucia è forse l’unica, tra i miei sei fratelli ed innumerevoli nipoti, a cui faccio gli auguri per l’onomastico, perché ha un nome che il calendario religioso ricorda il 13 dicembre. A Lucia ho donato quest’anno la prima stella di Natale in vendita nel negozio di fiori della piazzetta del cimitero e poi l’ho ricordata durante l’Eucarestia che ho celebrato nel primo pomeriggio nella mia cattedrale tra i cipressi.

La festa di santa Lucia però non mi è cara solamente perché la mia sorella più piccola porta il suo nome, ma anche perché è la protettrice degli occhi e quindi mi rammenta il dono prezioso della vista. Vedere è uno splendido dono di Dio, un dono che si apprezza appieno solamente quando si guardano i volti delle persone, il cielo e la terra, con curiosità, con meraviglia e con stupore. Spesso purtroppo diamo per scontato il fatto di poter scoprire la bellezza, l’armonia, i colori, le sembianze e la tavolozza di infinite sfumature dei colori del Creato.

Nella breve meditazione che ho tenuto durante la messa, riferivo ai fedeli una novella di Gide. Ricordo con riconoscenza questo geniale scrittore d’oltralpe perché mi ha insegnato, con il suo racconto, a guardare il Creato con un sentimento di curiosità, di stupore e di meraviglia, facendomi incantare di quanto mi circonda anche nelle giornate grigie, cupe ed apparentemente spente.

In questa novella Gide racconta l’esperienza di un pastore protestante, che era pure medico, che in un suo giro pastorale scopriva una adolescente cieca, ma che poteva recuperare la vista con cure opportune. Infatti la ragazza guarisce e lo scrittore aiuta il lettore a scoprire la struggente bellezza del Creato con lo stupore e l’incanto con cui questa giovane donna, che è appena uscita dal buio delle tenebre, scopre l’acqua verde del fiume, i movimenti armoniosi dei giunchi mossi da una lieve brezza, il danzare degli uccelli nel cielo azzurro e la luce calda del sole.

Il Signore ha permesso allo scrittore ateo di dare, anche lui, luce agli occhi, per vedere le meraviglie operate dal buon Dio.

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