La vera crisi è morale

Non c’è italiano che non avverta e non parli della crisi economica; perfino qualcuno ha detto che è la più grave degli ultimi cinquant’anni. Gli analisti affermano che oggi gli italiani si limitano perfino nei consumi alimentari.

Io in verità non sono preoccupato più di tanto, perché registro che lo sperpero era enorme prima ed oggi continua ad essere ancora tale. In ogni caso le chiusure delle piccole e medie imprese, i continui fallimenti, la riduzione di personale anche per le imprese più grandi ed affermate, costituiscono un segno evidente delle gravi difficoltà in cui versa il nostro Paese.

Sono però altrettanto e più convinto che la crisi più grave che mette in ginocchio l’Italia sia quella determinata dagli scandali, dalla perdita di valori, dal malcostume delle classi dirigenti. I politici, a livello nazionale, regionale e comunale, sembrano i professionisti dell’imbroglio, delle ruberie, dell’accaparramento dei posti di prestigio; la magistratura pare quanto mai inefficiente e faziosa. Ogni anno infatti vanno in prescrizione duecentomila cause e gli arretrati sono ormai milioni per inefficienza e lungaggini.

Nel popolo, e soprattutto nelle nuove generazioni, pare che stiano scomparendo sogni e ideali e la volontà di lavorare, mentre la droga, come una peste inesorabile, miete una massa crescente di vittime.

Lo Stato poi è ogni giorno più burocratico, dispendioso e rapinatore del guadagno dei cittadini onesti che ancora sono impegnati per il bene del Paese.

In questi giorni la nostra Fondazione ha subito una “rapina di Stato”, senza che magistratura e carabinieri possano intervenire per evitare “il furto”. Come tutti sanno, abbiamo ottenuto dalla Regione duemilioni ottocentomila euro per i 60 alloggi per anziani poveri in perdita di autonomia, con l’obbligo di restituire questa somma in 25 anni. Ora la Regione, avallata dalle leggi statali, ci ha imposto il pagamento di quasi 130 milioni di vecchie lire per garantirsi che questa somma sia restituita in rate annuali. Fin qui si potrebbe pensare solamente a mancanza di fiducia (e quando mai lo Stato ha avuto fiducia dei suoi concittadini?). Ma tutto sommato, potrebbe essere anche comprensibile, se passati i 25 anni e constatando la regolarità dei rimborsi, si restituisse la somma, ma così non è. Questa somma enorme non verrà comunque mai restituita, perché lo Stato deve racimolare denaro per pagare generali, magistrati e parlamentari.

La “puzza”, una volta ancora, il male viene soprattutto dalla “Testa”!

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