I miei fedeli più devoti

La domenica la mia chiesa della Madonna della Consolazione si riempie tutta, ma nei giorni feriali talvolta attorno all’altare non siamo molti di più di quanti si trovarono sul Calvario quando Gesù morì in croce: la Madonna, Maria di Magdala, Maria Cleofe e Giovanni.

Chi però non manca mai è una nonnetta ottantenne, traballante sulle gambe, e il figlio che l’accompagna. La mia più fedele devota mi garantisce la partecipazione dell’assemblea, perché risponde sempre a voce alta. Di rado sbaglia gli attacchi. Quando poi si tratta di dare la comunione, non mi occorre chiedere se qualcuno vuole comunicarsi perché lei si presenta sempre per prima.

Io sono grato a questa “vecchina” – come la chiamerebbe Bargellini, l’intellettuale cattolico fiorentino – ma sono ancora più ammirato del figlio che d’estate o d’inverno, che il sole bruci le pietre o che il gelo scheletrisca le piante, accompagna con tenerezza la mamma a messa.

Un giorno di quest’inverno, quando celebro alle 15, gli chiesi se era in pensione, ma mi disse che faceva il portiere di notte. Quindi pensai che dormisse la mattina, ma ora d’estate, con la messa alle 9,30, è ugualmente sempre presente ad accompagnare sua madre.

Ogni giorno mi domando quand’è che dorme questo ragazzo. Non so se sia più forte la sua fede o il suo amore filiale. Credo però che pratichi ambedue queste splendide virtù in maniera eccellente.
Una volta ancora mi vien da pensare ai “santi della porta accanto”.

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