La sinistra di Dio che dona speranza

Temo, anzi sono certo, che talvolta mi ripeto. Non dovrei neppure essere tanto preoccupato perché quello della ripetitività è un difetto comune a tutti gli anziani. Il guaio è poi che non mi ricordo neppure se una certa esperienza l’ho già detta o no, motivo per cui mi riesce pressoché impossibile accorgermi quando mi capita questo inconveniente senile.

Ho però qualche motivo per rasserenarmi. Infatti per tanti anni sono vissuto accanto a monsignor Aldo Da Villa, che fu mio parroco a San Lorenzo. Un magnifico prete!

Monsignore, in giovinezza, aveva fatto il cappellano militare in Libia; per lui quella fu un’esperienza forte, tanto che spesso ci raccontava episodi della sua guerra. Io l’ascoltavo sempre volentieri perché era un ottimo narratore, ma don Giancarlo, mio collega più giovane e più garibaldino, spesso alzando la mano, faceva cenno con le dita, due, tre, quattro: tante erano le volte che aveva sentito la stessa storia.

Ebbene io mi lascio andare ad una mia esperienza con relativa applicazione, sperando che nessuno alzi la mano.

Ho visto un film, tanti anni fa, una pellicola un po’ scontata e a tema: un pilota americano, colpito, è costretto a gettarsi col paracadute in territorio nemico (mi pare un Paese asiatico). Per sfuggire alla cattura non trova di meglio che indossare la tonaca da prete e presentarsi ad una piccola comunità che era priva di sacerdote. Il pilota fa così bene la parte del prete che l’intero villaggio rifiorisce a vita religiosa. La dottrina del film voleva dimostrare che Dio adopera bene anche la “mano sinistra”, cioè salva anche non usando le forme consuete e non consacrate.

Oggi ho quasi l’impressione che il buon Dio usi soprattutto la sinistra, piuttosto che la mano destra. A darmi questa sensazione sono stati molti scandali e manchevolezze commesse dalla “mano destra”, mentre fortunatamente ci sono cose belle fatte da uomini e strumenti “non addetti” formalmente a questo compito.

Ultimamente ho letto su “Nostro tempo” una bellissima testimonianza di una giornalista milanese del mondo cattolico, Mariapia Bonanate, che ha trovato la forza di assistere il marito colpito da una gravissima malattia, senza perdere la speranza e la fiducia nel Signore, meditando “Il diario” di Etty Hillesun, ebrea olandese, morta in un Lager nazista.

Questa creatura, dai costumi inizialmente abbastanza disinvolti, ritorna a Dio scegliendo di condividere il dramma della sua gente e, pur nella desolazione e nella bufera più nera del lager nazista, trova fiducia e coraggio ammirando un gelsomino che fa spandere i suoi fiori bianchi e profumati nonostante il mondo le stia cadendo addosso.

Talvolta la sinistra di Dio è così dolce e rasserenante per cui posso attendere il Signore su ogni strada e dalle persone che meno immaginavo potessero offrire l’amore del Padre.

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