Un sogno possibile

E’ vero che i vecchi vivono prevalentemente di ricordi. Nel mio caso debbo confessare che, per grazia di Dio, accanto ai ricordi si mescolano ancora sogni, anche se la ragione mi dice che per me rimarranno soltanto tali. Fino a ieri mi sorprendevo da mane a sera a sognare “La cittadella della solidarietà”. Prima pensavo che questo sogno la cicogna bianca lo calasse nel grande prato vicino al “don Vecchi”. Poi gli abitanti del viale don Sturzo, che sono allergici alla presenza dei poveri e la “Società dei 300 campi”, che preferisce tenerlo morto quel prato, piuttosto che realizzare un’opera sociale che dovrebbe rappresentare la sua ragion d’essere, l’ha fatto svanire.

Per un po’ di tempo le intenzioni e i propositi del cardinale Scola, che pareva sostenesse il progetto, nonostante le perplessità dell’apparato della curia, davano da sperare che la Cittadella si potesse realizzare trasferita in via Vallenari, ove l’architetto forse poteva farci donare prima cinquantamila, poi trentamila, e infine ventimila metri quadri di superficie. Ma è svanito anche questo sogno con l’uscita di scena del vecchio cardinale.

Infine non se n’è fatto nulla e i soldi che Scola aveva promesso più volte pubblicamente sono stati dirottati per altri scopi. Purtroppo i poveri sono sempre stati destinati a rimanere in attesa fuori dalla porta col cappello in mano!

Ora sogno “Il villaggio solidale” degli Arzeroni, un sogno in cui non è coinvolta né la curia né i confratelli. Un sogno laico, ancora molto sogno, ma presente nel regno dei possibili o peggio dei futuribili.

Gli ostacoli sono veramente infiniti, qui non sono di mezzo la curia e i confratelli, ma il Comune e i burocrati, che non sono tanto migliori. Stiamo navigando a vista, controvento, “bordizzando”, direbbe la gente di mare.

Il Comune dovrebbe metterci a disposizione una superficie di trentamila metri quadri, ove sogniamo di realizzare un intero villaggio per l’accoglienza di chi è in difficoltà: una struttura di 120 alloggi per anziani poveri in perdita di autosufficienza, “Il Samaritano”, per i parenti di città lontane che hanno i loro congiunti all’ospedale dell’Angelo – sempre nella speranza che il nuovo ospedale decolli. Inoltre: una serie di appartamenti per ospitare provvisoriamente coppie di giovani sposi, per dar loro modo di acquistarsi la casa; un ostello per operai, impiegati, senzatetto; una struttura per padri divorziati sull’orlo della miseria per il fallimento della famiglia; una struttura per preti vecchi ed acciaccati.

Il villaggio solidale degli Arzeroni dovrebbe essere una realtà di accoglienza per tutti coloro che hanno bisogno di un tetto e di pareti domestiche amiche.

Il cammino è tutto pieno di ostacoli e di difficoltà, però lo staff che guida questa avventura è quello che in meno di vent’anni ha messo a disposizione ben 315 alloggi per anziani poveri e quindi ha dimostrato di saper “far miracoli”.

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