L’impegno di Lucia per Wamba

Mia sorella Lucia, appena ritornata dal Kenya, ove per l’ennesima volta era andata per portare gli aiuti che aveva racimolato in occasione della Pasqua e per controllare come erano stati spesi i precedenti, mi ha chiesto, sabato scorso, di prendere la parola appena finita la messa prefestiva al “don Vecchi”.

Lucia, come don Roberto, mio fratello parroco di Chirignago, assomiglia a mio padre che era senza complessi, facondo di eloquio ed immediato nei suoi discorsi. Preso il microfono Lucia ha relazionato ai residenti del Centro sul suo ultimo viaggio e sulla situazione che ha trovato a Wamba, il piccolo borgo in mezzo alla savana ove c’è l’ospedale frequentato un tempo dal professor Rama ed ora dai suoi allievi, fra i quali c’è appunto mia sorella, già caposala del reparto oculistico dell’ospedale di Mestre.

Gli anziani del “don Vecchi” sono alquanto partecipi ed interessati ai resoconti di mia sorella, perché anch’essi appartengono alla piuttosto vasta schiera di finanziatori della “Fondazione pro Wamba” della quale ella è cofondatrice e corresponsabile nel comitato direttivo.

L’associazione “pro Wamba”, riesce a raccogliere ogni anno quasi duecentomila euro, soprattutto dai fedeli delle parrocchie di Chirignago e di san Marco, ma pure da tanti altri concittadini tra i quali, appunto, anche dei residenti nel Centro don Vecchi.

Lucia ha parlato della pioggia benefica, che è una manna per quelle terre aride e desolate, del nuovo parroco, un prete ultrasettantenne del trentino che è successo al parroco africano che lasciava molto a desiderare, degli asili sparsi nella savana, della parrocchia vasta quanto il Veneto, con villaggi sperduti che si possono raggiungere solamente col fuoristrada e che vedono un prete una volta tanto, eppure conservano una fede viva, guidati da una semplice catechista locale.

Quando ascolto Lucia nei suoi interventi, mi pare di ritornare ai racconti dei vecchi missionari che ci incantavano e ci mettevano voglia di partire anche noi per aiutare quella povera gente, non ancora corrotta dalla nostra società viziosa e senza valori.

Ricordo il nostro caro padre Vincenzo Pavan di Carpenedo, missionario nel Mato Grosso in Brasile, il quale mi diceva: «Sogno per la mia gente che giunga il benessere e i servizi dei nostri vecchi Paesi d’Europa, ma nello stesso tempo temo il loro avvento perché ruberebbero a questa povera gente la naturale verginità, la semplicità e la gioia del vivere che ora posseggono».

Mi auguro che mia sorella contribuisca a far crescere il benessere tra la sua gente di Wamba, però senza che i loro valori vengano compromessi.

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