Nomine in Curia

Credo che tutti noi preti della Chiesa veneziana in questi ultimi tempi abbiano seguito, più per curiosità che per vero interesse, la nomina dei diretti collaboratori del nostro Patriarca.

Ricordo che quando è arrivato il patriarca Scola, si diceva che avrebbe “messo finalmente in riga” il clero veneziano, clero che si è sempre ritenuto indipendente ed individualista.

Io a quel tempo ero un po’ preoccupato perché, come sempre non troppo amante dei convegni e dei pontificali, ogni volta che avevo qualche pretesto, li disertavo bellamente. Ho continuato come sempre e non è successo nulla, non sono diventato monsignore, ma neanche ho ricevuto provvedimenti particolari. Il nostro clero, che non credo sia peggiore di quello delle diocesi vicine, forse più disciplinato ed ossequiente, è sempre rimasto uguale a se stesso nonostante che sulla cattedra di san Marco si siano avvicendati vescovi tanto diversi. Ricordo i cardinali Piazza, Agostini, Roncalli, Urbani, Luciani, Cè, Scola, ma credo che il nostro clero, tutto sommato, libero e fedele, non abbia cambiato più di tanto. Monsignor Agostini, forse più degli altri, ha tentato di ridurre ad una disciplina più rigida, ma credo con scarsi risultati.

Ora mi hanno riferito delle nomine, pur provvisorie. Pare che il Patriarca abbia riconfermato i vecchi “ministri”, eccetto il suo vice, ripescato dal clero in pensione nella figura di monsignor Ronzini, mio cappellano nei tempi difficili della contestazione del sessantotto.

Per me il ricordo di quei tempi, a tutti i livelli, non è tra i più felici della mia vita. Entrato in parrocchia nel tempo della più radicale contestazione, con la nomina di conservatore, come sempre ho tirato diritto e non ho fatto nulla per scrollarmelo di dosso, rimanendo fedele alle mie convinzioni, però mi sono trovato terribilmente solo.

Anche i collaboratori più diretti, che essendo giovani subivano più di me le mode di pensiero allora in voga, hanno trovato giusto non darmi un appoggio completo. La nomina di mons. Ranzini a “vicario ad omnia”, ossia delegato a rappresentare il superiore in ogni questione, mi ha fatto riemergere il ricordo di quei tempi difficili nei quali ho sofferto, ho lottato, sono stato preoccupato di sbagliare, ma sono sempre stato fedele alla mia coscienza, perché l’ho sempre ritenuta “la mia padrona di casa”.

La storia mi ha dato totalmente ragione riconfermandomi che bisogna diffidare delle mode e fidarsi invece dei propri convincimenti profondi.

Ora sono vecchio, ma voglio continuare nella direzione di tutta la mia vita, perché, come il padre dei Maccabei non vorrei, nella mia canizie, dar scandalo discostandomi da ciò che mi detta la mia coscienza.

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