Il complicato puzzle dell’articolo 18

Sto sempre con le orecchie tese nel tentativo di capire se abbia ragione chi vuole abolire l’articolo 18 della legge proposta dal socialista Brodoloni, o se abbiano ragione “i tecnici” che ritengono che liberalizzando il mercato del lavoro si mette la necessaria premessa per una maggior produttività, per il richiamo di capitali stranieri e quindi per produrre un maggior benessere generale.

Nonostante l’ascolto attento di tanti dibattiti televisivi, non ho ancora capito se abbia ragione l’imbronciata ed aggressiva pasionaria della CIGL o la “colombella”, quel ministro fragile e cortese che l’università ha prestato al governo per ammodernare il mercato del lavoro e renderlo competitivo con i Paesi d’Europa e del mondo.

Tento di riordinarmi le idee e avere presente alcuni punti fermi che poi dovranno coniugarsi tra loro.

1. Le leggi del mercato non sono, nella loro sostanza, un’invenzione della destra, né della sinistra degli industriali: che due più due fanno quattro non l’ha inventato né la Fiat di Marchionne né i sindacati. Perciò di queste leggi non possiamo non tenerne conto.

2. Le leggi non sono però mai un idolo; esse sono nate e devono essere usate a favore di tutti gli uomini e perciò vanno sempre interpretate ed usate per il bene di tutti e non di qualche interessato.

3. E’ antisociale ed assurdo che per mantenere ancora dei privilegi possibili in un’altra condizione economica, s’arrischi di mandare a fondo il bene dell’intero Paese, come pare stia avvenendo. Purtroppo talvolta bisogna potare qualche ramo perché la pianta fiorisca e dia frutto. Di certo è giusto tagliare prima i rami inutili e quelli dannosi. Comunque ci vuole saggezza e grande esperienza e responsabilità nel potare.

4. Non dobbiamo, in ogni caso, permettere che gli avidi, gli egoisti, i privilegiati dalla sorte, solamente per arricchirsi ancora di più, si disfacciano dei più deboli e dei più indifesi. A questo mondo dobbiamo vivere tutti, però i disonesti e i perditempo bisogna avere il coraggio di metterli in condizione di non nuocere.

Capisco bene che è difficile mettere assieme queste componenti. Questo è un puzzle assai complicato ma con pazienza di certo si riesce a comporre il disegno.

Sindacati, industriali e governo dispongono di belle menti e pagate bene, che con un po’ di buona volontà dovrebbero trovare la soluzione.

Io posso solo sperare e pregare perché prima gli angeli custodi di questa gente si mettano d’accordo per poi far si che lo facciano anche i loro protetti. Così mi ha insegnato Papa Roncalli che di saggezza e di diplomazia ne possedeva molta.

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