Una diversa lettura della preghiera umana a Dio

Io sono fortunato anche da questo lato, perché gli amici, leggendo le riflessioni vagabonde ed irrequiete del mio diario, mi regalano, abbastanza frequentemente, dei volumi che alimentano la mia appassionata ed insaziabile sete di “verità”.

Gli amici sanno di certo dei miei rapporti altalenanti tra stima e rifiuto della teologia del nostro tempo: lo espressi chiaramente quando parlai di Adriana Zarri, l’eremita appassionata di Dio e della libertà, morta lo scorso anno.

Ho dedicato più di un intervento de “L’incontro” al pensiero e alle scelte di questa donna intelligente, innamorata di Dio, ma nel contempo, “cane sciolto”, libera e critica nei riguardi di tutto l’apparato ecclesiastico, spesso artificioso e soffocante.

Lo scorso anno ho letto con interesse l’ultimo suo volume, che porta un titolo stuzzicante ed non emblematico: “L’eremo non è un guscio di lumaca”. Recentemente, invece, ho pure letto un lungo articolo su “Vita pastorale”, dedicato a questa donna ricca di spiritualità, ma guardata con sospetto, e talora con rifiuto, dai “cristiani benpensanti”.

Pensavo di aver chiuso con questa intellettuale dello spirito, ma un amico di data recente m’ha regalato un volumetto veramente interessante, uscito recentemente, dal titolo: “Tutto è grazia”. Il volume riporta l’ultima intervista di questa feconda scrittrice a Domenico Budali. Questo testo ha certamente il merito di essere discorsivo e quindi più scorrevole dell’ultimo volume, estremamente concettuale e puntiglioso nella ricerca del divino nella vita.

Appena ho intrapreso la lettura, ho cominciato subito a sottolineare dei passaggi che aprivano alla mia anima spiragli di luce, che mi offrivano visioni spirituali quanto mai interessanti.

Desidero far dono ai miei amici di un passaggio, ma credo che sentirò il desiderio di tornarvi ancora.

A proposito della preghiera la Zarri afferma: “Essa non serve a Dio, ma a noi. Così la festa non è fatta per Iddio, è fatta per noi; i comandamenti non sono fatti per Iddio, sono fatti per noi. Pregare quindi non è qualcosa per `far felice il Signore’, ma è un tentativo di conversione personale, il tentativo di cambiar mente e modo di pensare, d’essere più lucidi e sereni”. Ed ancora insiste su questo argomento: “Quando chiediamo qualcosa al Signore, ci è sempre dato, anche se non c’è dato quello che a noi sembra cosa giusta”.

La preghiera, vista da questa angolazione, è quindi tutt’altra cosa che presentare in modo superficiale una lista di richieste di dubbia utilità.

Questa lettura del pregare non è cosa proprio di poco conto.

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